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NUOVO TRATTATO
SULLA VERA RETTIFICAZIONE
DEL CIRCOLO
MISURATO ESATTAMENTE
CON IL DIAMETRO
Utile alla Trig onometria 3 alla misura delle curve f
e degli spazj curvilinei 3
DEDICATO
ALLA MAESTÀ'
DEL CZAR ALESSANDRO 3L
Imperatore di tutte le Russie
DA GAETANO MARCHETTI TOMASSI
CONTE 5 E PATRIZIO REATINO
Con una Dissertazione sul modo di navigare sott9 acqua 9
inventato dallo stesso Autore l'anno 1799.
PARTE PRIMA
\
EDIZIONE SECONDA
IN FULIGNO 1817.
Nella Stamperia di Feliciano Cam pi teli i
Con ùjppr ovazic/ie .
<Comede fili mi mei quia bonnm est 5 et javum dulcissimum gutr
turi tuo .
Sic et doctrina sapìeatìee anlmce tuce , qugm curri ìrìvencris
faabebis in novissimi* spem 3 et spes tua non peribit d
Prov. 24. 1^
MAESTÀ'
Nato nel mezzo di una Nazione forte , poten-
te 3 coltissima fui fin dagli anni miei giovanili
animato da vivo ardore di poter giovare ad al-
trui con qualche produzione d? ingegno . Conob-
bi che vi voleva 9 ed ozio^ e studio 3 due cose 3
che lungo tempo non potei collegare insieme .
Quando improvisament e inondate da gente cf ol-
tremonte queste belle contrade 9 Ch' Appennin
parte, e il mar circonda 3 e V Alpe 3 ed oppressa
la nostra libertà, le nostre leggi 9 le nostre co-
stumanze 3 dovetti mio malgrado raccomandare
alla solitudine la mia vita . Fu allora 3 che se-
gregato da ogni tumulto 1 e vivendo come a me
solo, impresi a meditare , e stabilire la misura
esatta del circolo 3 e la navigazione sott* acqua
soggetto nuovo \ difficile C3 glorioso 3 utilissimo.
Sostennero lunghe vigilie i miei occhi, e non
cessai dal travaglio 3 finche non venni ad ot-
tenere V intento . Se mi riempì di gioja V esito
fortunato di tal lavoro 3 altrettanto mi sgomen-
tò doverlo produrre a fronte <JC infiniti sforzi so-
^tenuti in vano da uomini di valor sonuno nelle
Matematiche Scienze . Conosco la mià tenuità
rimpetto alV eccellenza dei Letterati , e temo
per me quel che lasciò scritto Salomone 3 Sapien-
tia pauperis contempta est, et verba ejus nonsunt
antdita (Ec. 9. 16.) ; per evitarne il disprezzo 3 la
malignità „ e gV insulti alValta protezione della
Maestà Vostra io ricorro 3 come a quella del
più potente de' Mecenati . Voi sedete in mezzo
di un Regno 3 ' che ama la letteratura •> ed i let-
terati. Voi governate popoli innumerabili 3 che
fioriscono nelle arti3 e nelle manifatture. Voi
vedete ; come V Idraulica con le acque del Bo-
ristene, della Vistola . del Volga , del Tuerza
ha, saputo , e potuto riunire nel centro di cote-
sta contrade il mar Caspio 3 il mar Nero 3 ed il
Baltico: opere maravigliose del Czar Pietro 3 di
cui ereditaste il genio , e le cognizioni • Ore se
quegli acquistossi co° srudj di pace il nome di
Grande ^ Voi avete un egual diritto alla mede-
sima gloria colle vostre militari imprese . Non
a guari precèdevate innumerabili eserciti per
donar pace air Europa 3 e tori la vittoria V or-
dine delle cose si vide restituito; Provincie
smembrate 3 e confuse ritornarono alV obbedien-
za degli antichi Padroni $ Principi esuli > ed op-
pressi risalirono sul trono de* loro maggiori , ed il
Gran Pontefice Pio VII. eseinpio di eroica co-
stanza 3 di magnanimità^ di pazienza fu final-
mente tolto agV insulti ò ed alle umilianti cate-
ne 9 e reso alV Apostolica sua Sede tra gli ap-
plausi degli amanti suoi sudditi . Dopo cotante
eroiche , e grandi imprese 9 deposta la spada
vi riposate finalmente alV ombra de' vostri oli-
vi, e se stendete ancora i vostri eserciti dalV
Asia alV Europa 9 egli è per difendere V ordine
stabilito ) mantenere la pace tra popoli 9 e toglie-
re ogni speranza ai rivoltosi . Ora nelV offerire
che io fo al genio sublime della M. V. questa
Operetta* è mia intenzione di presentare un la-
voro utile ai vostri Ingegnieri 5 alla marina 9
alle manifatture , alle scienze. Che se verrà co-
me spero benignemente accolto » sarà questo per
vie il successo più fortunato della m ì a vita, e
anderò contento 9 non della mia , ma della gloria ,
che ne risulterà grandissima all° Italia 3 e con prò-*
fondo ossequio inchinato appiedi della Maestà
Vostra , prego il Signore Iddio , che lungamente
sempre la feliciti 3 e conservi , e prendo V onore
di dichiararmi
Di V. Maestà
Umilissimo Othlipatissimo Devotissimo Ser^ifore
Gaetano 31archettj Tomassj .
6
LETTERA DELL' AUTORE
Alli Signori Ammiraglj s Ingegnieri , e Generali
della Nazione Érittanica
^^uando per divina, disposizione, c per effetto del vostro, ed
altrui coraggio ritornò il mio Sovrano , e cornuti Padre al suo
Trono; io diressi all' EE. VV. questa mia con il mezzo dei
Gavalier Fior, invialo a Roma dalla Università di Cambra^
dige . Confederata 1' Italia a Voi per reciproco affetto, per
eguale inclinazione aprii studj , per corrispondenza di manifat-
ture , per amore alle belle arti, che sapete conoscere, premia-
re , e diriggere* furono in me ben forti moti vi, che le mie diu-
turne fatiche di molti, e molti anni alla Invitta Nazione Brit-
tanica dirigessi . Figli di quell' immortale Filosofo Isacco Newton 9
la vostra perizia nella Marina, e nelle arti, chiama rà sempre
dal Continente tuttociò , che può esser diretto ai progressi del-
la Ba Ustica , della Nautica, della Trigonometria, della Astro-
nomia, e delle Matematiche tutte. Come un fiume presto na-
sce, e trascorre così la feracità dei nostri talenti: la fortunata
posizione di questo clinia un numerò infinito d* invenzioni pro-
dusse, che dai vicini spesso rapite, sorge l'Italia a vendicar-
ne il primato, e la gloria. Alla custodia de' suoi cari parti
convocò Ella in ogni età, in ogni luogo, uomini sapientissimi 9
e la serie delle scoperte , la storia delle arti . e della lettera-
tura , questi benemeriti figli nel seno della lor madre trascri^
vano. Te chiamo in testimonio Fontanini , Fantuzzi , Vasa-
ri, Muratori, Maffei , Tiraboschi , e Voi tutti, che delineaste
opere, ritrovati, azioni egregie d'altrui» Scrivendo una corona
di gloria girò sulle lor tempie, e non la videro , un monumen-
to di onore indelebile, che lasciarono le loro orme, i posteri
soli ammirarono. Cosìil fuoco dell' emulazione si accese ,e ita-
lenti italiani alle scosse di quella divina loro eloquenza brillarono .
L'ingegno, la posizione, il coraggio guidava le navi Ve-
neziane alle più remote parti dell'Asia, e dell'Africa, quan-
do nel i43o. il Doge Andrea Moccenigo ordinò; che si compi-
lasserò à vantaggio della marina > tutte le cognizioni , che si pog-
sedevano sulla Trigonometria , e le tangenti, risultanti tini rag-
gio diviso in decimali 5 e sostituite olle sessagesime . Trentaqnafcf
tro anni dopo Giovanni Mnller di Konisberga , detto Regio-
montano 5 da studente in Padova passò Lettore, e le Decima-
li , che aveva alla scuola apprese, gli Oltra montani crederono,
che inventasse . 11 P. Lana Bresciano nel 1670. pubblicò la
maniera di navigare in aria con quattro globi uniti ad una
barca. La povertà del Gesuita non gli permise di porre in
prattica il suo progetto, e la prudenza dei Filosofi Italiani non
li stimolò di avventurare agli aerei spazi la propria vita. Tra*
scorsi cento, e più anni cioè nel 1783. il Signor di Monfgolfìer
si diede per scopritore de' Globi Areostatici . Pariggi vide uo-
mini andare in aria , e spesso senza loro piacere tornare a ter-
ra. Il Cavalier Monti ha ben provato in una recente operetta,
quanto siano facili i francesi ad abbellirsi della piuma alimi.
La Medicina, e la Chirurgia baie sue macchine, ed i suoi
ajuti inventati, dall'Acquapendente, e dal Lapi , anche que-
sti sono stati riprodotti con altri ornamenti da M. Petit, e
dai Signori Daran , Gualard 5 Ardrè per testimonianza di
Francesco Rossier medico di Monpelier (Tom. V. pag. 216. )
Nel 1800 pubblicai io stesso in Ancona il disegno, la costru-
zione, ed il modo di navigare sott'acqua, già da me annun-
ciato sul fine del 1799. in Firenze , e Sarzana . Non trascorse-
ro sei mesi, che a Rouen si eseguì questa scoperto sotto altro»
nome . Mi credei in dovere di subito chiarire il Pubblico del-
la verità, e se le Gazzette di Venezia , e Fnligno videro iL
mio nome, seppero ancora, che io aveva mezzi di replicata-
mente agire sott'acqua con la polvere da cannone. Il §ig. Po-
tenziai mio concittadino, estratto ch'ebbe dal Guado f In-
daco , manifestò il suo , quanto bello , altrettanto economico
metodo. Un Francese non solo si arrogò la scoperta, ma ebbe
la sfrontatezza di usare le parole medesime del vero invento-
re . Questo Signore, le cognizioni del quale non sono limitate
all'Indaco, seppe bene adoperare la penna; arrossì T impos o-
re , ed il Pubblico godè di vedere questi fatti* pubblicali eoa
le stampe. L'Arte militare dopo Giulio Cesare sembrava dall'
Italia sparita , e che ninno a quella si fosse applicalo. Questi
errori si consolidavano ogni giorno, ed ogni giorno; si accresce-
va il nostro scherno per parte degli Stranieri 9 che pubblica?
vano i loro libri su questo genere di studj . Non è mancato
peraltro chi trascrivesse le azioni e^régrie dei Comandanti, è
Militari Italiani vissuti nel Secolo decimo settimo. Jl Galasso ,
il Mouiecuecoli j il Piccolomini , il Caprara , lo Spinola, rifan-
no precedere a tutti gli ali ri; questa operetta scritta con som-
ma eleganza , e chiarezza , si vide impressa in Venezia l'an-
no 17i'3. Il Si£. Luigi Marini Romano pubblicò nei 1801. il
suo Trattato Storino Algebrico su i Bastioni- in cui la sua va-
si a erudizione inserì il catalogo degli Scrittori Italiani sulla
Fortificazione Permanente .
I sudori sparsi da questo Letterato per V onore dell' Ita-
lia 5 non si limitarono a questa prima sua fatica, poiché inol-
tratosi Egli nel Secolo Decimo sesto > trasse dall' oblìo le ope-
re del Capitano Francesco de Marchi Bolognese, nuovamente
le delineò 3 e ne diede una superba Edizione Romana. L' Eu*
ropa tutta grazie alle illustrazioni dello stesso Marini ha co-
nosciuto , che quanto erasi inventato dalle altre Nazioni, e
quante partì aveva P Architettura militare erano quasi tutte
uscite dal de Marchi. E*stalo procurato fino a questi ultimi
tempi di fare acquisto 5 e di sopprimere quanti esemplari si
potè di quest'opera, onde occultare i plagi di Vauban , e di
altri Ingegneri Francesi. La gelosia di mantenere le proprie
scoperte , non solo è un diritto, che ciascuno ha, ma produce
lina emulazione ne' Posteri , e nelle altre Nazioni, che si de-
ve sempre incoraggire . La perizia nella Nautica, nell' Astro-
nomia, e nella Cosmografia condusse un Colombo di Monfer-
rato alla scoperta del nuovo Mondo. Quasi dieci anni questo
grande Italiano fece fronte a tutti i dotti del Secolo XV. 5
che ricusavano di aderire alle sue prove 5 considerandole óra
inconcludenti, ora ridicole. Ad onta di quei mari incogniti,
e vastissimi, ad onta delle variazioni, che si videro nella Bus-
sola, tutto Egli affrontò; giunse all'Antille, e per ben cinque
volte speditamente tornò in Europa. Incredule le altre Nazio-
ni alla esistenza del nuovo Mondo, ed assistite da poco corag-
gio a cercarlo , potevano dietro la guida del Colombo rinveni-
re il suo Continente, lo tentarono, ma inutilmente, così pas-
sati cinque anni, conobbe l'Italia ch'essa doveva accingersi
a questa impresa. Feconda al solito di grand' ingegni , trascu-
rando il Veneziano Cabotta, che perii Re d' Inghilterra sco~
priva F Isola di Terra nuova, dalle sponde dell'Arno mandò
il Vespucci , ed esso pose piede in quelle ricche contrade; che
indi acciebbero il decoro 5 e la felicità a tutti i Principi dell'
Europa, la-salnte, e li comodi ad ogni individuo. Epoca for-J
funata della nostra Marina , ohe alla fiducia corrispose di tut-
ti i Sovrani. Affidò navi la Francia al Fiorentino Giovanni
Varenzano, ed esso si condusse per il. primo nel Canada. Co-
sì Antonio Zeno Veneziano guidò gli Spaglinoli nel Labrador.
Li nostri Maggiori gelosi della gloria dovuta a questi uomini
letterati, dubitando, che la successione de5 Secoli la denigras-
se, come già sembrava dimenticarsi. L' invenzione della Bussola
fatta nel l3oo. da Giovanni Gio-ja Napoletano, scolpirono su
quelle nuove regioni, ed annunziarono a tutto il mondo, ed
a tutti i posteri il nome dell'Italiano Americo. Questa varie-
tà di ajuti ha sempre rinvigorita, e mantenuta la stima, e
l'onore della Nazione. La letteratura vive, ma non vive tra
noi segreta, come tra gli antichi Egiziani, o tra i recenti Ci-
nedi . Le proprie scoperte si trasmettono, e si palesano volen-
tieri , perchè i talenti Italiani non sono limitati ad un solo ra-
mo di cognizioni. Non pretende l'Italia negli, studj , e nelle
arti un grado eminente, ma non vuole essere inferiore alle al-
tre Nazioni . Quale insulto maggiore potè ricevere essa dalle
passate incursioni , che quasi fossero vincitori i nemici delle
sue scienze , a viva forza si conducevario i giovani nelli Licei
Francesi per apprendere le Matematiche , e pure nel mezzo
degli affronti, e tra le catene qui si applicava, e due produ-
zioni delT iufimo talento Italiano ora vi presento , che spero di
buon'animo accoglierete. Se avessi potuto prevedere, e collo-
care a bordo della vostra recente spedizione al Congo questa
operetta, non piangereste la perdita di tanti Letterati, c non
sarebbe ancora V interno dell'Africa incognito al vostro córagr
gio . Vivete al vantaggio della Società, allo splendore della
vostra Patria, all'ombra de' vostri allori immortali, alla soa-
vità de' vostri amici, tra i quali permettete 5 che possa essere
chi si conferma con tulto il rispetto
Delle Eccellenze Vostre
Rieti ai, Marzo 1817.
Devot. Affino. Servitore
Gaetano Marchetti Tomasso .
10
PREFAZIONE
L-Je tra le Scienze uno dei primi onori ha riscosso sempre la
Geometria , non e essa giunta all' ultimo apice della perfezio-
ne nel primo suo nascere. Hanno le lettere, le arti, la loro
infanzia, le loro malattie, il decadimento, il loro vigore, e
sono sottoposte alle vicende communi dell'Uomo. Sara a voi
di utile, a me di profitto » se delineando io in brevi parole la
Storia della Geometria, vi renderete benevoli a lecere senza
prevenzione questo nuovo Trattato, e rattristati sulla condot-
ta di alcuni Filosofi , voi cercherete l'avanzamento delle Mat-
tematiche, e della Fisica, e non la distruzione della Morale.
L'Editto, i Caldei, F Assirj diedero il primo latte alla
Geometria; indi la Grecia volle esserne la Maestra. Dai suoi
Licei prese questa scienza una nuova forma; l'acutezza de' suoi
sapienti seppe arricchirla di varie proposizioni, e Teoremi, e
dilatarla a diversi usi. Talete Milesio scoprì , e sui triangoli 9
e sui circoli IX. proposizioni riportate da Euclide. Anassiman-
dro inventò le tavole Geografiche, e trovò l'obliquità nello Zo-
diaco. Anassagora continuamente contemplava il Cielo 9 e lo
chiamava sua patria, e perchè parlò liberamente agli Ateniesi
«olla materialità de' Pianeti , e del Sole, da loro adorato, do-
vette soffrir la prigione, e nella prigione compose un libro sul-
la misura del circolo. Se Pittagora , il primo che inventasse,
"© portasse il nome di Filosofo, ebbe i suoi natali nella Gre-
cia; in Italia egli fondò la sua scuola , e l'Italia si compiace,
e si gloria, che la Geometria gli venisse insegnala, e sve-
lata da questo grand' Uomo , che a giusta ragione chiama suo
concittadino. La penetrazione 9 e il buon gusto, che aveva Pit-
tagora per questa scienza gli fece intendere essere male ideato
il metodo con cui s'insegnava, prese a darle nuova forma, e
alla -forma aggiunse' diversi ritrovati, e su i cinque corpi re-
golari, e siigli angoli, e sul triangolo rettàngolo, in cui dimo-
strò, che il quadrato dell ipotenusa è eguale a quello dei due
Cateti. Quanta ragione a vesse egli di esserne li*f«>, quanta gra-
titudine noi gli dobbiamo per questa scoperta, si può rilevare
dall'uso (Wnìinuatb/j e dagl'i edifici che 9 e la Fi sica ; e la Geo-
metria spesso innalza, ove il medesimo ritrovato ne sia la ba-
se, e r appoggio . Le quantità incommensurabili, il calcolo de*
seni, e delle tangenti, ne rendono una chiara prova. Per 200.
anni la scuola di Pitagora ebbe in Italia un numero prodigio-
so di seguaci. Quali scoperte, e qnai progressi facessero essi
nella Geometria dopo la morte del loro Maestro accaduta £09.
anni prima deli* era Cristiana, non so, so bene che anche le
donne vollero apprendere la Filosofia, ed hanno dato i mate-
riali al Menagio di scrivere la storia delle Donne filosofanti.
Platone venne espressamente in Italia per apprendere dai Pit-
tag orici, e sciolse Tenimma pronunziato dall'Oracolo agli Ate-
niesi . Molti de* Mister] , che inondano, inviluppano, e circo-
scrivono la natura creata , sono spesso dall'inerzia, e dall'igno-
ranza renduti impenetrabili. Gli nomini debbono venerare i
Misteri della Divinila, e della Religione, e non creder mi-
stero quello che spiegare potrebbero servendosi delle cognizio-
ni naturali , e di un sottil raziocinio . Così Salomone ripete
nell'Ecclesiaste avere Iddio lasciato il mondo alla disputa de-
gli uomini, perchè colla riflessione, e colli esami venissero in
cognizione di ciò, che a primo aspetto non si conosce.* Cuncta
J'ecit bona in tempore suo , et Mundurn tradidit disputationi
eorum (Ecclesiaste 3. 11.) Questo è confermato dalle scoperte
nella Storia di tutti i tempi. Difficile estimamus , quee in ter-*
ra sunt , et quee in prospecLu su/it invenirnus cum labore. Quee
autem in, coeLis sunt quis investigabit (Sap. 9. 10.) Affligeva
una Peste micidialissima la Citta di Atene, e coma snoie ac-
cadere in simili circostanze fu spedito a Delo per consultare
l'Oracolo di Apollo; rispose questi, che duplicata la sua ara»
cubica sarebbe cessata la Peste; ma ravi'iliosi furono gli sforzi y
che, per la soluzione di un tal problema, fecero inutilmente
i primi filosofi; ma era riservata la gloria di risolverlo a Pla-
tone, il ([naie come degli altri più veggente, corrispose per-
fettamente all' inchiesta dell'Oracolo, se pure questi non ave-
va parlato, come sospettasi per suo suggerimento. Dopo di
Ini, jNicomede con la concoide, Diocle con la cissoide, Ippo-
crate di Sci»» risolvettero il medesimo problema . Erano inco-
gnite le sezioni Coniche , e Menecmo le ritrovò ; Tpnocrate di
Scio quadrò le lunule quadrantali: a Proclo riuscì misurare la
Spirale, e così li giorno in giorno la Geometria nella Grecia
riceveva nuovi avanzamenti, ed era arrirchita di nuove sco-
pvrte, che Pappo Alessandrino volle raccogliere in VII. libri.
E luklia, in cui domina lo spirito di emulazione, soffrendo mal
X2
volentieri eli vedersi superata dai Greci fece mostra dei suoi
talenti , ed Archita in Sicilia applicò la Geometria alla pratica a
ed alla Meccanica . Alle diverse dimensioni , e misure della terra
ch'ei trovò, unì 1' invenzione di una colomba artificiale , che ese-
guiva il volo degli ucelli . Queste , ed altre simili prove già ad-
dotte confermano, che la Geometria a poco a poco si è dila-
tata, e che è capace di ulteriori avanzamenti, quando sia da
valenti 5 e profondi ingegni coltivata, e promossa.
Brisone, Antigone, Ippocrate Scio in Grecia avevano inu-
tilmente tentata la quadratura del circolo . Dinostrato compose
una quadratrice, ove in ultimo anch' egli domanda quello, che
pretendeva mostrare in principio, o sia la differenza del rag-
gio dalia periferia. La Grecia, che fin qui aveva avuto il
primo vanto nelle scienze, e nelle belle arti, non potè solle*
varsi alla soluzione di questo gran problema; estinto per altra
parte in lei ogni germe di valore guerriero, l' Italia, che si
era impadronita delle sue provi rfeie j tutte a se ne trasse le co-
gnizioni , ed il gusto. Tacquero allora i famosi suoi cigni, e
le seguenti generazioni si sforzarono di ripeterne alla meglio
che poterono il canto, mentre l'istoria dei tempi rimase im-
mobile su quei sepolcri. Trecento anni avanti l'Era Cristiana
nacque in Sicilia Archimede, uomo di sottile, ed elevato in-
gegno in cui sembrava che la Natura avesse voluto raccogliere
la fama dei passati Geometri, onde farne lo splendore della
Filosofia Italiana. La veemenza con cui volgevasi alla contem-
plazione delie più astruse verità Geometriche , lo astraeva a se-
gno da sensi , che neppure vide il colpo con cui uri soldato
Keniano l'uccise, mentre descriveva, e meditava un circolo.
Quaranta sue invenzioni Meccaniche numeravano gli antichi ,
pochissime delle quali sono a noi pervenute. Sono esse la gi-
rella mobile, la moltiplicazione delle carrucole, la vite per-
petua, la coclea per iuafiiare i campi, la sfera, che indica i
inoli celesti, la macchina per votare le sentine dalie navi,
gli specchi Ustori . Alla prattica unì le osservazioni sulle co-
noidi, e le sferoidi, l'invenzione dell'Algebra per maggiore
speditezza delle operazioni Matematiche , e finalmente fu un
oggetto delle sue compiacenze la scoperta della proporzione tra
la sfera , ed il cilindro, che volle incidere sul suo sepolcro.
Non poteva sfuggire dalla mente di un nomo così sottile
la quadratura del Circolo, e della Parabola, conobbe egli il
vanta^gji/ di questi» scoperta. Ja fatatici e speditezza j che
i3
ne sarebbe derivata alla Matematica 5 e per questo vi *i ap-
plicò con sommo impegno.
L'esito , e la condotta della dimostrazione superò quello,
che avevano detto, e inutilmente disputato gli antichi, ma non
dissipò le tenebre, e non soddisfece al desiderio suo, e dei po-
steri. Costrusse due Poligoni regolari di 96. lati uno iscritto,
e l'altro circoscritto al circolo. Fissato il Diametro eli 497- par-
ti, ravvisò la circonferenza dei circolo 3 maggiore di lù6ì , e
minore di i562.
O avesse spaventato tutto lo sforzo inutile di questo grand3
uomo, o fosse il poco studio che si faceva in Roma delle Ma-
tematTcfre , di cui dolevasi a9 suoi tempi Cicerone, o la deca-
denza successiva delle lettere, unitamente a quella della Re-
pubblica, l'Italia non diede alla Filosofia, che uomini, i qua-
li ricalcando le vie degli antichi, si stessero sempre assisi nei
loro Ginnasi, senza muoversi a tentare nuove scoperte, e a
dilatare il Regno Geometrico. Indi succedette l'avidità delL9
oro, che tutti rivolse all' Alchimia . Quanto più i loro labora-
tori inutilmente profondevano questo prezioso metallo, tanto
più si figuravano esser vicini alla scoperta, ed al guadagno.
Benché fosse questo un' erroie di calcolo, pure cercavano di
moderarlo con quelle misteriose parole Ars longa , vita brevis .
E5 1 avidità dell'oro, e l'amore pei comodi sensuali un' impe-.
dimento, che spesso l'uomo si frappone per giungere alla co-
gnizione delle verità, e alla scoperta di que? tesori, che sono
proprj del solo intelletto. Se la Geometria fiorì nella Grecia,
furono anche quei valenti maestri disprezzato™ al sommo de!-?
le ricchezze , e la loro condotta era una scuola appresso tutti
di probità, di giustizia, e di sana morale. Anassagora, ben-
ché ricchissimo, pel desiderio sommo di apprendere le scienze
dai più valenti maestri , si pose in viaggio; tornato alla Pa-
tria, trovò le sue possessioni rovinatele sconvolte. J fi vece
di rattristarsi esclamò contento, se non perdevo queste, non,
avrei acquistata con le cognizioni una nuova vila . Grate Filo-
solo Tebano ridusse le sue ricchezze in una palla d'oro, e con-
segnandola ad un Banchiere gli disse: se i miri figli saranno
filosofi , dalla ai poveri \ se vivono rozzi , rendi loro il valore,
che qui deposito. Non è cjuesto il mio scopo, e se cod fosse,
bisognerebbe qui annoverare Democrito, che donò alla Patria
i suoi averi , e si rinchiuse in un orto a contemplare le steir
>Je, o pure tessere la vita di Cleante, che il giorno applicato
a^U Sii KÌj, si procacciava la notte il sostentamento con adacqua-
re gii orti viridi alla cit tà di Alene . O fosse dunque Y inte-
resse , o l'inerzia, o le incursioni dei Barbari, la Filosofia, e
la Geometria per moiri Secoli visse nell' oscurila , e nell'oblìo.
Era riservato ad un ingegno Italiano il dare una scossa a
questa gran molla, quasi arrubinila dagli anni, e noli' istesso
tempo il fare scintillare da tutte le parti nuovi indegni , che
continuamente succedendoci F uno all'altro portassero la Ma-
tematica ad un punto di elevazione, che non avevano ideata
gli Antichi. Produsse ima tale- scossa l'effetto; questa molla
ritenuta già da molto tempo, operò con prodigiosi sforzi, quan-
do si trovò libera. Nacque il. Galileo ranno 1671. in Tosca-
na , e fu il primo motore 5 anzi il Padre della novella Filoso-
fia: indi la Francia, nel 1596. diede alla luce il suo Cartesio,
ed ecco nuovamente F Italia, la Frància, ÌS Inghilterra, la
Germania , la Spagna > la Russia presentare all'Europa altri,
ed altri Filosofi, che gareggiando nel tentare scoperte, e nelF
inventar metodi, seppero abbellire, riformare, ed accrescere
r a 0 ti ca M a te m a t ica .
Newton , Leibnizio , PUgenio, i Bernoulli , gli Euleri , e
gli altri moltissimi , che hanno fiorito, e fioriscono, la serie
de5 quali sarebbe troppo lun:xa a numerarsi, onorano la filoso-
fia^ ne hanno promossi gli avanzamenti .
L'invenzione del calcolo differenziale, ed integrale coni-,
pensava il danno proveniente da IT impossibilità di trovare 1 e-
satta misura del circolo; ma nelfistesso tempo rendeva i cal-
coli complicati difficili, e lunghi. Immaginò Tischirnhauseu
un' altra quadratrice , ma il suo, metodo diveniva, inutile al Cal-
colo . Ledolfo Ceulen , Giovanni Pel, e più di tutti il Sig. Eu-
lero si spinsero con più precisione al di là di Archimede, ma
le ragioni trovate tra il diametro, e la periferia, si rimirano
come inservibili, ed iutrigatissime pei gran numeri, che le com-
pongono . 1 Geometri dunque sono sempre costretti a servirsi
del rapporto trovato da Adriano Mezio di 1 1 3: 355. Il P. Gre-
gorio di S. "Vincenzo della Compagnia di Gesù fece un tratta-
to de quaduitum circuii, et Hiperbolce, Filippo Garmagnini
stampò un libro sulla qn;»d rat ara del circolo, e dopo avere e-
sposta una quaniilà di figure , si trova in fine nell isfes-o invi-
1 tappo di int'i oli altri4, onde per distrigarsi con qualche ripu-
t zi mè , dice essere il diametro alla periferia come 57j-25:
o sia minore della ragione , che trovò Archimede. Voi-
le avanzarsi più oltre un giovane studente nell'Accademia di
Parigi, il quale si pose a trovare la quadratura del circola
con tanto studio, e con tanta veemenza di applicazione, che
senza trovare quella del circolo, perde la quadratura del pro-
prio cervello 5 e morì infelicemente all' ospidale dei pazzi. La
maraviglia s che in me cagionò un sì funesto avvenimento, an-
ziché distogliermi da questo stesso tentativo, suscitò nelT ani-
mo mio nuovo- impegno , e nuovo stimolo di proseguir neli5 im-
presa. Animato dall'esito felice di due altre scoperte da me
fatte negli anni scorsi, e giudicate antecedentemente, o diffi-
cilissime, o anche impossibili, non esitai di rimetter la mano
all'opera. Soffra chi le^ge , che ambedue io accenni queste sco-
perte . La prima pubblicata da me nel 1^99- *n diverse città
d'Italia fu la maniera di navigare sott'acqua, di uscirne, e di
agire in questo elemento replicata mente con un'istesso pezzo di
Artiglieria. La seconda fu di palesare, con una Dissertazione
ad un consesso di dotti, laverà ragione, per cui i fluidi ascen-
dono nei tubi capillari, il che dimostrai essere effetto della e-
lasticiià dell'aria, confutando le prove ammesse, che ciò deri-
vasse dall'attrazione, come si supponeva, che il Sig. de Place
avesse già spiegato, e deciso. Io mi consolo, che ora le scien-
ze non dipendono da una servile soggezzione , e che per esser
padrone del campo, basta rigorosamente dimostrare* Tuttoevi-
dentemente conchiusi con la composizione, e risoluzione delle
forze , e con questa face Matematica per guida , esposi col mas-
simo rigore l'assunto. La terza mia impresa era per ogni capo
di una quasi insuperabile difficoltà. Avea provatoli gran New-
ton , ed il Sig. Alembert , che la misura del circolo poteva e-
seguirsi esattamente col diametro . Da questo primo passo uti-
liisimo, non si deduceva il secondo, o sia il modo di effeti ila-
re la sua vera , e giusta dimensione.. Alcuni moderni Mate-
matici di sommo valore, o per questo, o per altro motivo si
accinsero a dimostrare, che era impossibile di riuscirvi (#) .
Ecco dunque Newton in errore; se sbaglia un'uomo non mi
sorprende , sorprenderà però sempre , che avendo la Matema-
tica stabilita una proposizione , si possa esporre vera , e falsa a
piacere. (Questa scienza dà chiara, e limpidissima acquistareb-
(u) Nel decorso dell'opera si vedrà veka questa proposizione \ e ve-
ra aprila del Newton - quanìó V una,, e V altra sia presa entro
cèrti determinati 'limiti *
m
Ite subito un carattere d'impostura. Nella fìsica le osservazio-
ni sulle cause, precedono le dimostrazioni, variando quelle al-
li nostri occhi , si murano ancor queste dal Filosofo per corri-
spondere sempre alla verità, e costanza dell' effetto, Può la,
Matematica dire in diversi modi una verità, ma sarà impos-
sibile y che quella oggi vera, domani si trovi falsa. Newton
dunque a gloria delli Filosofi , e de^li Inglesi non ha sbaglia-
to* se invece di u.tare il calcolo, avesse solo asserirò la mi-
sura esatta , che qui ora presenterò del circolo , sarebbe suffi-
ciente a confermare la verità delle sue parole. Per riuscire
iiell" intento , quali fatiche non tollerai ? quali tentativi non fe-
ci? Si erano spiedate le vele in un mare incognito, senza co-
noscere la via ? che al fine vero conduce. Le prove,, 1' analisi ,
le dimostrazioni tra queste tenebre, si vedevano in ultimo fal-
laci., ed inutili, così trascorsi molti, e molli anni non mi ab-
bandonò il coraggio, riè desistei dall'impegno di provare, che
il diametro 3o8x*2 273i5 3i368o> dà la periferia esalta
9 7 3 8 G 2 4 ^ 6 8 2 5 9 4 7 3. Presi in un circolo due archi, ed uno
quattro volte maggiore dell'altro; la semiordinata del primo,
unita ad angolo retto con V ordinata del secondo, dà sempre
r ipotenusa eguale alla metà del primo arco (rettificato). In-
di con una proporzione prescrivo il modo di conoscere, ol ar-
co, o l'ordinata qualunque, ed in conseguenza il lato di ogni
figura rettilinea. Termina questa prima parte la misura esatta
delle superficie, e dei solidi sferici. Perchè alT esattezza delle
-figure, si unisse la facilità di apprendere le dimostrazioai , ed
10 fossi sempre sicuro, che altri non si appropriasse questa
ania scoperta, volli, e mi riuscì rozzamente inciderle .
Nella seconda parte rammento la natura , e le proprietà
delie sezioni coniche, e senza il calcolo integrale, o differen-
ziale, misuro esattamente il perimetro, le superficie, e li so»
lidi prodotti con queste sezioni .
Per compimento dell'opera non ho voluto trascurare di
rettificare nella terza parte la Concoide, Cissoide, Cicloide,
Logaritmica, con le altre spirali, senza usare le tavole dei
Ingannimi , o il calcolo infinitesimale, e sempre allontanando-
mi4 per quanto è stato possibile da ogni servilità. Sembrava
utile 3 che adattassi alla pratica l'assunto, e per questo nella
Quarta parte mi occupo ad insegnare il modo di navigare sott
acqua, di tornare a ira Ila > di entrare, e sortire liberamen-
te , quando la barca si trova in fondo del mare , e dei fiumi s
di rimontare sparli eamen te qualunque via opposta alla corrente -
e di rimanere immobile nel mezzo delle acquea piacimento dei
Navicanti, e8 ivi usare 1' Artiglieria . Nò la stima che si de-
ve agli ottimi autori di Geometria, ne il capriccio di ripetere
ciò, che altri dissero, doveva eccitarmi a pubblicare le nozio-
ni elementari, che io suppongo nel Lettore , così più tenue, ed
economica divenne questa operetta , sulla quale non posso fare
a meno di ripetere coti S. Girolamo : Quid ibi laboris insum-
pserint , quid sustinuerim diffieultatis , quotics desperaverim , quo-
tiesquj cessaverim , et contentione discendi rursus incoeperim -
testis est conscentia tam mea qui passus suni , quclm eorum s
qui mecum cluxerunt vitam : et gratias ago Domino , quod de
amaro semine Litcerarum dutces fructus carpo ( epist. l3. ad
Rustici! m .)
i8
Lettera scritta affl autore dal Generale Austria-
co Froelich Tenente Maresciallo 3 Proprieta-
rio di un Reggimento d? Infanteria P e Co-
viandante della Toscana 3 e Romagna 3 re-
lativa alla navigazione sott' acqua.
Non potendo dalla ristrettezza di V» S. rile-
vare appieno la costruzione della Barca da lei
ideata *> ne essendo pure possibile di riconvincer-
si dei reali, vantaggi del meccanismo della me*
desima, sarebbe necessario , cheV. S. s'impegnas-
se di produrne una prova evidente col fatto 3 o
recandosi lei medesima, a questa parte , o tras-
mettendo uri9 esempio in piccolo della machina
proposta 9 che presentasse nitidamente V effetto
delV invenzione .
'Frattanto le sono tenuto della pena 9 cheV. S.
si è data di rivolgere a vie la sua scoperta^ che
non esiterò di appoggiare 9 comprovati , che ne
vengano gli utili reali. Restando quindi in at-
tenzione di quanto sopra 3 sono con tutta con-
siderazione .
IH V. s. Illma
Ancona li i5. Gennaro 1800.
Dev. Serv. FROELICH
Tenen. Mar. Cornai).
Il medesimo rispose alV Autor e,
Affine di rilevare in modo più convincente
h vantaggi della di lei invenzione si compiace-
fi n
19
i*à V. S* Reverendissima di recarsi in questa
Città 9 ove si potranno pià agevolmente pren-
dere le misure per fare gli esperimenti necessarj
a comprovare la possibilità di effettuare il di lei
progetto . Le accludo a tal fine un Passaporto ^
ed assicurandola di non esitare per mia parte 3
qualora riesca felicemente la di lei idea , di far
giungere a cognizione di S. M. il compimento di
sì esimio ritrovato per ottenerle condegzia rimu-
nerazione , rimango con vera considerazione
Ancona 29. Gennajo 1800.
Devo. Serv. FROELÌCJf
Partito il Froelich dalla Città di Ancona 3 e
per alcune vicende pulitiche torn ito a Vien-
ila 3 V Autore fu diretto al comando della Ma-
rina , da cui riportò il seguente
A t test aio
Avendo ricercato il Sig. Gaetano Marchetti
Tornassi da questo comando di Marina un at-
testato sopra la commissione tenuta relativa al
progetto dal prelodato Sig . Gaetano proposto di
fare una Barca 3 o Bastimento , che sia in issa-
to di far viaggj sotf acqua 9 non si ha potuto
tralasciare di rilasciargli il presente 3 ed atte-
stiamo 3 che il Sig. suddetto abbia dimostrato un
grande talento in questa Commissione tenuta dalli
SSig. Officiali di Marina 3 e dal!0 Architetto Na-
vale Salvini 3 che il suo progetto di fare navi.-
20
gare una Barca 3 o Bastimento sott* acqua con
corpi viventi a Bordo della medesima sia vera-
mente fattibile . In fede di che ec Ancona 28,
Febbraro 180C.
Loco ^< Sigilli
DE CONICH Maggior Comandante
GERGOTTI Primo Tenente
AGURTI Primo Foriere
SALVINI Architetto Navale
SCIELIN Pr. T.
Alli 3t. Luglio 1800. questa navigazione si
vide eseguita a Rouen , recentemente a Londra
con 4°- persone a Bordo '3 e nelV anno scorso fu
messa in opera in Pietroburgo con universale
soddisfazione.
Lettera scritta alV Autore dal Molto Rev. P.
Rajfaelle da Roma ex-Provinciale ; Lettore Emer.
di Filosof a , e Teologia , Postulatore Generale
de* Servi di Dio Minori Riformati ec. ec.
Illustrissimo Signore
CD
Mi rallegro meco stesso senza limiti y mi
congratulo con lei senza fine degnissimo
Sig. Gaetano Conte Marchetti Tornassi 3 No-
bile Reatino * che finalmente sia toccata a
lei la sorte felice di risolvere quel problema,
della vera quadratura del Circolo ^ per cui
$i
Fig. sudarono pel decoro di molti secoli gP in-
gegni pizì elevati delle più cospicue wtàver-
sità del Mondo erudito .
Mosso dalle perpetue , e costanti di lei
premure ad onta delle molle mie repulse ,
prevenienti non già da genio mancarne an-
che del minimo rispetto verso di sua i\ odi-
le 3 e ben educata Persona , ma bensì aaila
deficiente vividezza delle verità Matema-
tiche A dal contemplare le quali, ne sono sta-
to distolto da lungo tempo dalla moltiplitiià
d9 altri miei affari , e doveri ; dopo la » con-
futazione di varj altri suoi pensieri su ta-
le oggetto , finalmente costretto dalle repli-
cate sue premure , avendo contemplato que-
sto suo ultimo , non trovo ragioni da oppor-
si^ che anzi sono di parere azer Ella colpi-
to nel mezzo, giacche col contemporaneo mo-
to equabile delle due rette SG, ed fti, il
primo di SG circolare da G in U , finché ld
& retta SG cada sopra la retta SU tangente
del circolo SG MA, e perpendicolare al di-
ametro SA, e transitante successivamente dal
punto G sino al punto S > sopra tutti fìpun-
ti intermedj dell9 arco GYS, eguale' vaila,
sesta parte della periferia del circolo 5 eper
conseguenza GS suttesa eguale al raggio.
Col moto sempre a se stèsso parale! lo 'delia
retta IM=GE 9 dal punto M fino in R3 ha
descritta la retta MR per costruzione egua-
le a Gli \ €u perpendicolare ad M 1 . Qàesta
retta MI c mentre descrive la re. La MR ài
2$
detta posizione perpendicolare ? e con mo-
to a se stessa par al elio transita per tutti li
punti dell9 arco M L X eguale alla sesta para-
te della periferia , e distende diagonalmen-
te il filo MA circondante detto arco . Quin-
di quando il punto I sarà caduto sopra, il
punto Ay ed avrà descritta la retta IA
eguale , e paralella alla retia MR-i} U
tutto il filo circondante detto arco resjarà
disteso , ed avrà descritta la diagonale M A 3
eguale come a me pare alP arco' 31LtX3 e
come da V. S. lllma viene dimostrato .
La quantità di detto filo , o retta , diago-
nale del rettangolo 31 R A 1 nella misura del
diametro i Ella ingegnosaviente trova , estra-
endo. la radice quadrata ^dalla semina cielli
quadrati delle due rette A Ir=MR=GU =
^j/{GT^TU) la prima GT eguale al
semiraggio 9 e la seconda -TV eguale alla
differenza di -SU = SG ^ eguale al raggio -3
e GE eguale alla radice quadrata della dif-
ferenza tra il quadrato della retta SG egua-
le al raggio s ed SE eguale al semiraggio 5
e delP altra retta M I =G E poco fa ritrovata.
Che se tutto ciò è vero come pare debba
essere , Ella ha trovata una retta eguale al-
la sesta parte della periferìa del Circolo 9
che moltiplicata per sei v il fatto, darà Zina
retta eguale a tutta la periferia ^ e quindi
la giusta relazione ( non più .per approssima-
zione ) della periferia al suo diametro, e
\
23
finalmente laghista quadratura del cìrcolo .
Il suo ritrovato è sì fecondo , che la Tri-
gonometria sì piana , che sferica , Z5 Astro*
nomia ' , la logaritmica 3 e tante altre teorie 3
e pratiche Matematiche , Ze saranno somma-
mente grate ^ per aver loro appianatala via
certa delle giuste loro correzioni .
Valla soprabbondanza del gaudio, di cui
deve necessariameni e andar ripieno il suo
ben fatto cuore pel de. to nuovo ritrovato 3
ne faccia un solenne dono al datore di ogni
bene l sopraggiungendo sempre maggior per-
fezione 3 ed 1 alle innate 3 ed alle acquisite sue
morali virtù: mentre rallegrandomi di rwovo
meco [ congratulandomi seco lei senza i er-
mine, e fine 3 posso augurarmi V onore di es-
sere suo
Roma dal Convento di #S Pietro Mo/Uorio
li 16, Aprile 1817.
ari ih
ììl
Umo nrn0 Serv^OlM^
F. Rajfaelle Maria da Ucma
BELLE CURVE CIRCOLARI
i xfui intendano già premesse, tutte le
.nozioni elementari di Algebra , e Geometria ^
e questi fogli si possono sostituire a qualunque
libro, dove sì parli dei Logaritmi .
2. Per esprimere la linea con u-n termine a-
ritmetico Algebrico fu necessario dividerla in
parti . Prese due linee , una sarà maggiore delF
altra 3 se più di quelle parti contiene, e sic-
come il valore delle unità è arbitrario, così
il numero aritmetico può .sempre indicare la
lunghezza delle linee. L'espressioni v. g. 20 ,
e 10 mostrano la prima linea il doppio più.
grande della seconda.
3. Le parti in cui si divide la linea sono ar-
bitrari ; dunque una stessa linea "si può espri-
mere coli diversi numeri senza alterare la sua
dimensione .
4 II paralellogrammo è un composto della ba-
se, moltiplicata per V altezza . Il quadrato è
il prodotto della base in se stessa .
5 La linea, si dice incomensurabile, se la
grandezza della parte 3 che si è presa per mi-
surarla 3 non vi si racchiude esattamente . Fat-
to il triangolo rettangolo isoscede NAO,e
preso N A = òV avremo NA - 56=N P R M= N 0=
25
NP. NO = NO. NO non vi è espressione arit-
metica 3 che sostituita ad NO^ dia il parale!-
logrammo 56. Vi sono dunque delle quantità,
eguali geometricamente s ma che non si pos-
sauo esprimere cou V aritmetica 3 e sotto le
divisioni stabilite in una linea, ed omogenee.
6. Queste idee pongono in vista al Geome-
tra, che le radici incommensurabili, ed im-
possibili esistono , perchè P esattezza del cal-
colo vuole s che le unità siano sempre omo-
genee .
7. Tre quadrali in proporzione aritmetica
hanno le radici commensurabili . Siano i qua-
drati MIT , MS, MO, avremo lo spazio 3 CU
RQS = NBSQHO = NB. (NO~:-SQ) = BG . (BS
+-U li) 9 dunque BC: NB =J\T0-+S Q :BSHTR,
m a N O - \ B ^ B C C M , S Q = B S = B C C
TJR = CM , sostituendo si ottiene B G : B N =
NE+-2BO2CM: BG+-2G M : e ridottta B G:
B N = B N -H2 BG+-2 G M : 1 j ma P imita in una
BC-hGM
proporzione geometrica è sempre commensu-
rabile 3 perchè può ivi essa ricevere qualunque
espressione (3), dunque tre quadrati in pro-
porzione aritmetica hanno le radici commen-
surabili* Siano li quadrati 4, 1 co, 196, k dif-
ferenza é 96., le radici sono 2, 10, 14 * e que-
sti valori si possono sostituire alla proporzio-
ne geometrica. Se i quadrati fossero 4() 12T*
193 3 si avrebbe la differenza 72., e le radici
SrpWjiif^r sono commensurabili da-V- So-
D
.stituita -peraltro la frazione alla proporzione
geometrica si avrebbe un' errore ^ quando tut-
ti li termini non si portassero alla stessa e-
spressione ( 1 ) (5) ,
8. Concepirono i Geometri esser la perife-
ria un poligono d'infiniti lati, simile idea non
corrisponde alla definizione della curva ; pro-
duce solo ne" nostri sensi un inganno; il Filo-
sofo lo conobbe ^ e nell'analisi trascurò sem-
pre un piccolo errore. Il circolo è maggiore
del poligono iscritto; questo, e non quello de-
linea il calcolo differenziale co.n i suoi infi-
mitesimi .
g. Considero la periferia una linea flessibile
capace di essere rettificata.
io. La meta dèlia periferia ÀMFB per ef-
fetto della flessibilità formi sopra il diametro
AB un isoscele acuto ASB (1). Il lato AS,
che corrisponde alla quarta parte della perife-
ria, deve esser minore del diametro AB(i).
Staccate queste due linee AS.,SB posso co-
struire con le medesime un triangolo rettango-
lo isoscele XTY,, sarà onesto la metà di un
quadrato \ il di cui perimetro , sebbene inco-
gnito , pure è certo 5 che corrisponderebbe al*
la periferia del circolo, ma XT-+TY^YX,
essendo A B t> TX (= AS ,) potrà anche A B es-
sere un caletto dell5 ipotenusa XY, detto Tal-
tro catetto minore Z, avremo AB-+Z = Y X =
2 2
XT-^-TY J dunque è sempre certa la propor-
2?
.■2 5 o o
Fazione aritmetica AB : XT-XT:Z ma AB
rappresenta il diametro, TX la quarta parte
della periferia; dunque il diametro non è in-
commensurabile con la periferìa (^), come ave-
vano ideato, e supposto i Geòmetri 3 dopoché
videro vani 3 ed inutili i ulti i loro tentativi
nella dimensione esatta del circolo.
11. Fino a questa epoca per descrivere un
circolo non si dava altro mezzo , che fissare
'3. il compasso nel centro 3 ed aperto 3 girarlo re-
golarmente. Questo metodo rendeva à mio cre-
dere sempre impossibile la sua dimensione.
Esaminata attentamente la natura della cur-
va., conosco, che può segnarsi da due rette
collocate alla estremità del diametro, e fisse
ad un perno mobile , sopra, delle quali linee
trascorra altra simile, eguale al diametro, e
sempre con moto a questo paralello. La cor-
da AS=()S=DO = AC sottintende 6o° (i),
dunque T angolo SAB=6o°. Prolungate in F,
ed E le due estremità S, O , ed avvicinata là
retta FE con moto paralello al diametro, a-
vremo SO,LH3MN paralelle ad AD. Sic-
come A S 3 A L 3 A M , D O , DH,DN sono la-
ti di un'angolo alla periferia SAB ■ ODG?
che si avvicina al retto GDP^BAR così i
punti A,M,L,S,0 9H,N,D giaciono nella
periferia, ed essendo SO [ LH,M N corde' del
circolo ASOD, P intersezione delle linee si
la sempre sulla periferia del circolo.
12. Per descrivere il circolo conquesto mez-
4- zo,, e riuscirvi regolarmente con uh moto cor, -
*8
Fìg- tinuato, girino sopra due perni- A, S le due
verghe di metallo AS,,BO, la paralella al
diametro M N sia similmente di metallo, ed
un poco pesante . Queste tre verghe abbiano
nel mezzo un traforo della grossezza didima
linea, e lungo in M N quanto il diametro AB^
inB,Xt vi siano due perni mobili 3 che uni-
scano le paralelle p e trascorrano per i trafo-
ri t delle verghe . Come la linea BO,AS si
avvicina alla perpendicolare AM,BN, cala
IN sempre paralella al diametro 3 e l'indice
11 descrive la periferia.
i3. Una retta può essere eguale ad una cur-
va 3 dunque non è impossibile, che sia la dia-
gonale di un paralellogrammo . Se questa per
5. ragione della flessibilità (9) divenisse curva cir-
colare, fatto immobile il punto M, con P al-
tra estremità si deve avvicinare all'angolo ret-
to I? e cadere in un punto della retta AI3
che Ancora essendo incognito lo dico X . Dun-
que A 1-^ A 5t = I X sarà l'ascissa 3 I M la metà
dell'ordinata^ la curva circolare MLX = A M .
i4- Data la semiordinata 3 e l'ascissa si de-
termina il raggio 3 perchè unite ad angolo ret-
to, competono ad un solo circolo.., (1) Si è sup-
posto di sopra 3 che la retta AI, diagonale
dèi paralellogrammo MRAI3 sia la retta ri-
cercala egu Vie alla curva MLX, questa come
eguale può circuì a re su tutto l'arco MhX3
ed il punto A in tale ipotesi caderà in X de-
terminando il circolo a cui compete V ascissa
IX, e la semiordiuata I M .
2 9
i5. Immagino, che Parco GYS sia di 60°,,
allora sarà ivi GS eguale al raggio (i)^ nel
descrivere la corda GS ( con il nuovo meto-
do ) il circolo^ quando sarà passata in SU
sarà divenuta perpendicolare ad A S averà de-
scritto tntto Parco GYS. Se la perpendico-
lare MI passa con moto paralello a se stessa
in ARj nel medesimo tempo 3 che MR giun-
ge con moto paralello a se stessa in Al, V in-
tersezione continua di queste linee ad ango-
lo retto produce la diagonale AM (1). Per
l'arco SYG di 6c° , F angolo fatto dalla tan-
gente USj e dalla corda SG è eguale a 5c° ,
e dà l'isoscele GSU; preso il centro (j3ed
O con il raggio SG, si segni l'angolo M OR =»
ICA = GSTJ = 3t)% e le corde MR, AI siano
paralelle 3 ed in conseguenza diverranno una
parte delle stesse paraìelle già stabilite TR?
ed AS; nel tempo, che SG passa in SU3 i
raggj MO,CIsi avvicinano ad OR, e ad AG,
e spingono la retta IM sempre con moto para-
lello a se stessa , fino che la trasportano io
RA. Tutto ciò essendo eseguito nell'istesso
tempo dalle rette K0 = IC=GS3 mentic la
retta TU. scende jparalella ad SA, ed ivi
giunge nel momento 9 che GS 9 ìli O \ IC si sono
confuse con SD.OR^C. Ma con questo mo-
to , G S ha descritta una curva GYS ; MI nna
diagonale AM nel paralelJopran mo M I A E 9
formato con la metà dell ordinata di 1200. e
la corda di 5o°, dunque U ròfffà di5cc=T'G =
MR=AI sarà il lato del paralello^rammo cti-
So,
F/g. cato ^ la di cui diagonale è sempre eguale al?
arco di 6o°. Detto Parco qualunque GYS=a 5
la corda dell* a reo GYS = b3 la semiordina-
ta d, avremo^- f/b^d'2 (1) Se GYSfos-
se eguale a 60% detto il raggio r t sarà a =
-nX .con la qual forinola 3 molti-
plicata , o divisa per un dato numero si ver-
rà in cognizione delParco maggiore, o mino-
re» Tutto questo è evidente per costruzione 9
come simili % ed eguali per costruzione si ri-
guardano due semicireoli descritti dalle due
estremità del diametro, che girando sul cen-
tro 5 segnano quelli nelPistesso tempo ^ e con
ristesso moto in parti opposte. Paralelle per
costruzione si stabiliscono due linee. La dimo-
strazione non ha ingresso , dove si trova Pe-
videnza 3 e la misura esatta . Ed ecco come si
possono conciliare li risultati delli Geometri
Italiani 3 opposti a quellli del Gran Newton 3
e del Sig. Alambcrt, ed ambedue già dissi
nella Prefazione esser veri,
16. La corda Ss' sottintende iao% dunque
3. AB*BC = SY perchè SY è la metà del rag-
gip 3 e fatto il raggio A 8 = 7 3 averemo A B = 5^3
BS-AS- AbIg JL LÌìIÌ RE=RA-FA
= AS = AF=7- ^'«||» ma RSl RI 4-FS3
_| l£ll2_ estratta* la radice RS^H^ ==
:48
== 5 0945 . Si è dimostralo , che A MS è egua-
70O4 °
le alla diagonale di un paraleliogrammo in cui
un lato sia SB 9 V altro R S 9 dunque AMS =
9 b 7 5 9 3 o 2 .3 84681
.53348416 2 3 o 4
3247875319086491 1 6664820477281 ì
44^175350616240 440175 3 30016240
17. La periferia si divide in.36o°(t). Il
diametro 14 ha dato P arco di 6o° =====
166648204772811 .
7 440175330616240 * e sicc0me 6- 60 ==
N 166648204 77281 1
i>6o , COSI 7 440i 7533o6i6240 • 6 ===
... .647<>ya837oai93 0
44 220o876653o«i2o ==36° • Det{° 11 dia-
j , 5476728 3 702 193
metro 1 , avremo iA: i =44 5 — ^ & ? — 5- — :
3 rJf'iF ^ 2 2 O O 8 7 665 3 O 8 1 2 O
v J 4949 4262331 8Z+33 ^ ' •
X == 3 3081 2273^ 53 1 3680 > Qua"do dun-
que il diametro sia diviso in parti ^0812273
i53i56'8oj sarà la sua periferia 97386245082V
18. Qualunque figura rettilinea si può risol-
vere in triangoli, ma il triangolo è sempre
circoscritto da un circolo ' dunque qualùnque
lato di una figura si conosce con il circolo ♦
E' sempre certa la proporzione GFQ: ACB =
4. PQ: PB; se GQ=GD3 saranno li gradi ' che
sottintende nel circolo maggiorerai numero delli
gradii che sottintende nel circolo minore 9 come
PQ.BP. Con la descrizione elei cìrcolo, è no-
to il" raggio VB, GQ = 2PQ = 2X, ed avremo
CLD: i8o° = X PB. I Geometri si prevaleva-
no delle tavole logaritmiche, dove oltre V in-
viluppo , e difficolLà della pratica, si trascura
un piccolo errore 3 indicando la misura per
approssimazione .
19. Un triangolo da un solo circolo può es-
sere circoscriiio (1), ed il raggio è sempre e-
guale alla corda di 6o°. Se si conosce il va-
lore dì uno , o più gradi , si moltiplichi sino che
si ravvisa il valore di 6o° ; indi per conosce-
re la sua corda , si farà la proporzione con il
,„ 166648204772811 , N
raggio 7 e r arco 7 —, r > ^ — 7— "O?)
DD 4 3 u 440175330616240 K LJ
20. Due iati 5 ed un'angolo; un latore due
angoli fissano la dimensione del triangolo, da
cui si deduce , e si stabilisce il raggio per cir-
conscriverlo con un circolo. (18) Se é noto
r angolo DHC5 ed il lalo CD5 si sa anche il
numero delli gradi C LD , e siccome Y ieogui-
ta cade nel quarto termine ^ così è facile il
rinvenirla. Ecco un mezzo facile, spedito, e
sicuro per conoscere le distanze 3 le altezze;
utile alla livellazione, alla Nautica 3 alla Astro-
nomia , Planimetria , Balistica , ed a tutti quelli
usi^ a cui e diretta la Geometria.
21. "Rettificata la periferia del circolo 3 se
divenisse eguale al perimetro dì un quadrato 5
la superficie di questo è sempre minore di
quella del circolo . Come già si sapeva 3 che
dato un triangolo eguale ad un rettangolo y
33
non ha eguale il perimetro, e fatto eguale il
perimetro,, non è sempre eguale la superficie*
La metà del raggio moltiplicata nella perife-
ria ^ dà la superficie del circolo (1) 1
22. La metà della periferia posta alla ba-
se, e moltiplicata per V apotema del Cono^
dà la superficie di esso. Trovò Archimede es-
sere questo alla sfera iscritta, come 9 : 4 , dun-
que detta la superficie del Cono A, avremo
g:-4 = A:X3 e questa incognita mostra la su-
perficie della sfera /da cui si deducono altre
maggiori '3 o minori, (t)
125. Quando si sà la superficie generatrice
di un solidi) ^ e la strada 3 che percorre il
centro di gravità, con il metodo già prescrit-
to dal Sig. Guldini^ si precisa la massa di qua-
lunque solido , e non sembra doversi più oltre
estendere questa prima parte.
Fine della Trivia Varie .
PAR TE SECONDA
DELLE
TRE SEZIONI DEL CONÓ.
^4- JLie principali curve > che si presentano
j in primo luogo per Fuso, e per le proprietà so-
no le tre sezioni del cono . Se il cono si ta-
glia in una direzione paralella ad un lato, o
sia, clie l9 angolo C AB-t-PEA = i8q% la se-
zione PE è parabolica, la quale ha due ra-
mi infiniti eguali, che si allontanano sempre
più T uno dair altro.
Se F angolo PE A -hE AB <i8o% la sazio-
ne e ellittica , rientrante , e chiusa.
Se PEAh-EAB£> 180% la sezione è zper-
holica . Per avere nelFiperbola una sola figu-
ra rientrante, e chiusa fu necessario collocare
al vertice un'altro cono.
<25. Nella parabola V asse passa per il ver-
tice, ed è indefinito, quelle rette , che for-
mano sul? asse un' angolo retto 3 e terminano
nel perimetro, si dicono ordinate, la parte
dell'asse, che esiste tra il vertice, e F ordi-
nata , si chiama ascissa .
26. Data uua parabola, si cerca una super-
ficie quadra eguale alla medesima , e V esten-
sione del suo perimetro, o sia il modg di ret-
To-. ti fi care la litica curva ABC II ciotto è uft
aggregato d'infiniti circoli concentrici , li qua-
li erano espressi nel circolo massimo posto al-
la base, e che si sono inalzati lungo Tasse.
La sezione parabolica 5 ne taglia molti, dun-
que le ordinate della parabola corrispondono,
e sono eguali alle ordinate delli diversi circoli
concentrici. Le ascisse tanto nella parabola 3
1* che nel circolo massimo posto alla basa , sono
diverse. Rettificato il semrnento circolare po-
sto alla base (16), e misurata la superficie ^
si riduca ad un quadrato detto a , Volendo un
paralellogramnjo eguale 3 in cui un lato sia Tor-
dinata AC, faremo AG .X = a , dunque X = a .
ire
Patto il paralellogrammo dello spazio parabolico
ABC, eguale ad AC.Y, avremo . AC. X:
AG.Y = X:Y= a : Y, dunque la curva pa-
Xcf
rabolica. alla curva del semrnento circolare
posto alla base, sarà come X: Y (i) , o sia co-
me Taitezza delli paralellogrammi , supposta
costante la loro base, ed eguale alla commu-
ne ordinata AC .
hf\ Dalla superficie del cono CAD, sotrat-
to UAE4-2UPE nasce la superficie clelP
Ugna parabolica PED.CUP. La periferia
del circolo U E si è già rettificata , (16) il pe-
rimetro delle due parabole PE,UP si cono-
8. sce, dunque tanto la superficie, che la solidi-
36
Fig. tà dell9 tigne paraboliche esattainente si pos-
sono misurare.
2g. I quadrati deW ordinate alla parabo-
la 9 sono fra loro come le respettive ascis-
se . Fatto un paralellogrammo con le ordina-
te 3 e le ascisse, si hanno due figure simili 5
ina le figure simili sono come il quadrato
delli lati omologhi (i) , dunque V ordinata, o
sia la base del paralellogrammo A , all'altez-
za, o sia l'ascissa; come la base 9 o ordinata
di un'altro paralellogrammo B, all' altezza 9 o
sia ascissa., ed ambedue sono tra di loro, co-
me il quadrato dell'ordinata A / al quadrato
dell'ordinata B.
29. In una parabola non possono aversi due
ordinate eguali 9 perchè tali sarebbero anche
le ascisse .
5o. Quando l'ascissa è quadrupla dell'ordi-
nata * l'ordinata chiamasi parametro , il pun-
to dove questa ordinata tocca l5 ascissa dicesi
fuoco .
3 1. Se nel vertice della parabola si tirasse
una tangente parale.Ua alle ordinate dai Geo-
metri si chiama Direttrice, e l'allontanano
dal vertice della parabola la quarta parte del
parametro 9 o sia il doppio di queir ascissa .
32. Un punto del perimetìO è egualmente
distante dal fuoco 9 e dalla, dira i ice. Sia
dato un punto qualunque O su cui inalzata
i). la perpendicolare OR 5 e prolungato il para-
metro in G, avremo il paralellogrammo GR
31N diviso da due diaconali, sarà JiB=BN3
Fin'. (i)3 dalla intersezione B mandata in 0 la ifl
c nea OB \ l'angolo RBO = BON+.BNO, si-
milmente T angolo OBN = ORB-hBOR, dun-
que la linea RO = ON (i)
33. Da questa proprietà insegnano i Geometri
il metodo per delineare con un moto conti-
nuato la parabola . Fissata nel fuoco 1' estre-
mità di un filo5 trascorra' l'altra sulla diret-
trice nell'istesso tempo, che un'indice posto
ne! mezzo segni il perimetro.
34. Qualunque linea interna paralella all'as-
se dicesi diametro della parabola.
35. L' angolo 3 che forma 1' Apotema del cono
nel suo vertice ? tocca con li due lati tutti li
diàmetri delli diversi circoli , che lo compon-
gono ; trasportato siili' asse della parabola di-
viene tangente di quella ultima ordinata mas-
sima le altre hanno sempre un'angolo mag-
giore .
36. Segnata la tangente s l'angolo RMS==
MTF,FMS = TFM, ma MF e k distanza
del diametro dal fuoco; dunque tutti quelli
10. raggi luminosi a o caldi 9 tutte quelle vibra-
zioni sonore, e tiò che gode di un' angolo di
riflessione eguale a quello d' incidenza , si ri-
flette '3 nella parabola 3 sempre al fuoco.
37. Le ordinate nella parabola AB sono
quelle medesime, che esistono nel semmento,
o semicircolo AC.fatlo AB-BU, A M = S C,
11. saranno TJM^AU( = SF) tangenLi dell'ordi-
nata in A 3 o sia del diametro SG: siccome
AB è -l'ascissa j AU la sutta'n gente così la
33
Fig. suttangente è doppia del? ascissa. Cóme le or-
dinate si avvicinano al vertice,, F angolo del-
le due tangenti si deve accrescere (3i) , per
avere questo aumento , supposta la tangente
in Hj si averà l'angolo A M H = 0 M U,, e sic-
come l'angolo ABC = SFC = AUMj AB=«
BU,AC=CM3 dunque AU = AM, ed ecco
AH = 011., e restala suttangente sempre dop-
pia dell'ascissa .
38. La normale MQ è doppia della perpen-
dicolare FI3 dal fuoco trasmessa sulla tangen-
ti te TM. Il triangolo FI M=I MG (32); maFG
è paralella a QM;TQaGMj dunque 2 FI
= OM.
5g. La sunórmale PQ è eguale alla metà
del parametro, per li triangoli simili CFG,
PQM,CF = PQ. Dalla meta dell'ordinata, e
dalla metà del parametro unita ad angolo ret-
to 3 si rileva un circolo (18) nel di cui diame-
tro è la normale ,
40. Le suttangenti sono doppie delle ascis-
se, dunque sono come le ascisse . Le distanze
dal fuoco sono eguali alle distanze dalla direte
trice , ma le distanze dalla direltrice inclu-
dono la quarta parte del parametro 3 sottrat-
ta questa quarta parte, si hanno le ascisse.
Dunque le suttangenti sono come le distanze
dal fuoco.
41. Dato il parametro AB,1B^MC=;AB.
tfk MB. la normale C B = MB+-C M = A B . M B .
Le ordinate sono come le ascisse ; le ascisse
ome le distanze dal fuoco , la stftiormale e
costante 3 dunque la normale a qualunque
punto della -parabola è media proporziona-
le tra la distanza dello stesso punto dal
fuoco 9 ed il parametro .
4^. Se il fuoco, ed il diametro qualunque
si unisca con le linee MF3 MB 3 vengono chia-
mate raggi vettori . Dal punto dove la nor-
male incontra Passe, tirando alli raggi vet-
tori le perpendicolari ND,NB, sarà per li
tria ngoli simili MBN,MND3 MD = MB = PN
= p \ o sia la meta del parametro (5y) p
2
43. L'ascissa UM moltiplicata per il para-
metro AB> è eguale al quadrato della semi-
ordinata, (3o) nella parabola le semiordinate
sono come le ascisse^ dunque il quadrato del-
la semiordinata è eguale al prodotto del pa-
rametro nel? ascissa .
44- Il perimetro della parabola è composto
da diversi circoli, che differiscono in propor-
zione aritmetica 9 come li loro raggi. Un'or-
dinata 3 che riposi sopra due circoli egualmen-
te lontani da un punto, potrà calare dalle sue
estremità due paralelle all'asse, una parai eli a
si può calare dal punto, che si è fissato nel
mezzo, ecco tre diametri paralelli^ date le
ordinate paralelle tra di loro, avremo sem-
pre, che il diametro le divide in due sparti
eguali .
45. Le ascisse del diametro sono tra di lo-
ro 3 come il quadrato delle semiordinate . Le
ordinate del diametro essendo successivamente
maggiori j in qualche punto sono eguali alle
ordinate dell'asse; siccome le ascisse in quel
dato punto sarebbero diverge 5 dette A3B le
ascisse dell' asse, a, h quelle del diametro,
sarà A;cz=B:ò, alternando A:B = a:65 ma
A:B5 come il quadrato , delle loro semiordi-
nate (28) 3 dunque anche nel diametro le ascis-
se sono tra loro/ come il quadrato delle se-
miordinate .
46. Fatta r ascissa alla meta della sua or-
dinata 3 come la metà dell'ordinata ad una
terza proporzionale 9 che si chiama parametro 9
del diametro 3 avremo il quadrato della metà
dell'ordinata eguale al prodotto del parame-
tro nel? ascissa .
47. Fatto il parametro dell' asse eguale p ,
l'ascissa eguale X3 il parametro del diametro
eguale q 3 si tiri dal vertice della parabola al
diametro 3 la semiordinata RA3 sarà RA =
MT,ed.MR=T A = AP , ma MT = MP^-Tpa
= _pX-+-4X (45) siccome p=4NA,X = APJ
dunque M T , o sia R A = 4NA . AP+-4AP s
ma RA~MR.9aAP.g3 dunque 4NA.AP
+-4 hV=AV . q e dividendo per A P ; 4 AN +.
4 4P = /+DN 6=4. .M F = g 3 dunque £Z parametro
elei diametro è eguale a quattro distanze
del fuoco dal vertice del diametro .
43. Quelle proprietà dunque, che ha la pa-
. 4*
. rabola con V asse 3 si dimostrano sul diametro 5
e le sue ordinale .
49. Dato Tasse, ed il parametro di una pa-
rabola 3 trovare il diametro 3 che formi con le
ordinate un'angolo stabilito v. g. di 6o°. Fat-
to l'angolo TF 11 = 60% si tiri dai fuoco F il
parametro del diametro indefinito QUV 1/ an-
golo delle due tangenti MT3TS5 e delle nor-
mali MO^OS deve essere eguale a 180% (1)
2MTF=i2o°, dunque l'angolo MOS sarà
180°^ i-2o° = 4o% 1 angolo AMO opposto alla
sunormale é eguale 900»— • 20° = 7o° (1) ^ ma la
sunormale è sempre eguale alla metà del
parametro; dunque con il metodo prescritto
(18) si trova la normale. La distanza dal fuo-
co è alla normale, come la normale al para-
metro ; cogniti T ultimi tre termini 3 facilmen-
te si trova il primo 3 inconseguenza la distan-
za dal fuoco i l'origine del diametro, ed il
suo parametro ,
50. Baio il parametro, del diametro MR,
l'origine del medesimo M l'angolo delle or-
dinate RQ U 3 trovare V asse della parabola 3
ed, il suo parametro . Tolta la quarta parte del
parametro dato, si averà cognizione della di-
stanza dal fuoco F dal punto M . ivi segnata ;
una linea con l'angolo TFU=MQU sarà es-
sa paralella al diametro . E' necessario trova-
re il vertice P della parabola .L' angolo QMF =
i8oe^2MQF5 perchè MF=MQ3 dunque si
trova (18) il lato QF = Mrl\ ecco un rettan-
golo, in cui é cogtiita l' ipotcnosa, l'angolo
F
MTA, onde si trova facilmente V ordinata
MA, e la suttangente TA (18). L'ordinata
MA è caletto di un rettangolo, in cui Tipo-
tenosa è sempre MP, dunque si conosce la
distanza FA. La suttangente è doppia dell5
ascissa ; tolto dunque dalla metà di TA,FA
resta cognito FP3 eguale alla quarta parte
del parametro 3 ed in P è il vertice della pa-
rabola .
DELL' ELLISSE.
51. Si è già mostrato, che se l'angolo del-
la sezione fatta in un cono,, sommato con
l'angolo al vertice, fosse minore di i8c° 3 la
sezione si dice Ellisse , o figura rientrante i
e chiusa. Nell'ellisse vi sono due assi \ che
passano per il centro; quello che tócca il ver-
tice dell' ellisse si dice asse maggioi e 3 o tra-
verso 3 l'altro che passa per il centro, ed a
questo è perpendicolare si chiama asse minore ,
o coniugato .
52. Per conoscere la superficie di un' ellis-
se, e rettificare il perimetro, si segni un ci-
lindro, che abbia il diametro eguale ali9 asse
minore AC; l'altezza BC sia fissata dalla
diagonale ATì , eguale all'asse traverso . Di-
viso questo cilindro AWBC con la sezione,
e linea AB, apparirà ivi V ellisse data, posto
in quadro, o il perimetro dei circolo 9 o la
superficie; diviso il paralepipedo in din- parti
eguali dalla diagonale AB si averà^ ora la
Fig. superficie eguale air ellisse data^ ora il peri-
metro di quel paralellogrammo è eguale al pe-
rimetro dell'ellisse , in corrispondenza della ret-
tificazione seguila in quelle quantità diver-
se. (21)
53. Nella sezione di questo cilindro A-B3si
osserva lo spazio ASC (N°. 1. ) , entro di cui so-
no quelle ordinate $ che può contenere il se-
micircolo ABG, e fatto lo spazio ABC:
ASC = UB: US si verrà in cognizione della
superficie ellittica ASC5 da cui si rileva il
perimetro, come si è praticato sulla para-
bola (26) .
54- Da ciò facilmente si deduce la superficie
del cono superiore, o inferiore alla sezione,
giacché rettificato il circolo alla base 3 e reso
il cono una piramide, si prende nella medesi-
ma un perimetro eguale all' ellisse 9 da cui con il
solito metodo (1) si trova la superficie supe-
riore , o inferiore, avvertendo sempre quello
si è detto al N° hi. , e 52.
55. Nella ellisse Li quadrati delle semior-
dinate alV asse maggiore , sono a Ili prodot-
ti delle loro ascisse 9 come il quadrato delV
18. asse minore , al quadrato del maggiore.
Descritto un circolo con il raggio eguale al-
la metà dell'asse maggiore AB, le ordinate
SP corrispondono alla base di un cilindro,
il di cui diametro sia 2cu3 dunque le me- -
desiine ordinate SP, sono ordinate di un cir-
colo , il di cui diametro sia V asse minore 2cu,
dunque SP:SM=cu:CA, la metà è come il
lutto SP : SMVa cu: 'a CA inalzando tuttó
3 2 2 2
a quadrato 3 avremo SP:=SM =2cu ( = RU):
2 oy
AB, ma S M = SB.AS(i ) dunque, ec.
56. Li quadrati delle semiordinate afflas-
se minore , sono ai rettangoli delle loro as-
cisse , come il quadrato dell'9 asse maggiore
al quadrato delibasse minore . Descritto un
circolo, con la meta dell' asse minore, e for-
mato un cilindro ; con la metà dell9 asse mag-
giore, e sul centro G descritto un circolo VSÒ3
avremo MN: D C =0 N (=R L) PC , ma M N :
aDC=ON: aPC, dunque ON:MN = PQ: AB;
3 ì 2 2
inalzato tetto a quadrato ON: B1N"=PQ: AB§
ma "MN=A#T.N-B (ì) dunque ec.
57. Se sulla estremità dell' asse minore ^ si
fissi il centro di un circolo ? il di cui raggio
sia eguale ad ÀC, l'intersezione di questo
circolo sull'asse Aa indica i due fuochi F, £3
da cui ne deriva , che il semiasse minore è
medio proporzionale tra le distanze dell' uno
dei fuochi alli due vertici dell' ellisse , descrit-
to un circolo con il raggio C A, ed al punto
B tirata la tangente MN, sarà MF = BC,
perchè il raggio AC=FB= M C . Dunque AF:
BC=BC:Fa. se FC = CB. sarà (Fig. 17:2)
AO=PT, ma fatto AO=TO viene FT = OT
= AO , dunque BC indica, e corrisponde all'
asse intercetto tra li due fuochi, siccome AT
h il semiasse maggiore, così può essere anche
TO <AO,
45
58. Siccome FM e un'ordinata al? asse mag-
giore s ed include il parametro FP^ si è tro-
vato FP^AF. Fa «BC^AC^ 55) ma AF,
2 2 2 2
aF=BC5 sostituendo avremo FP:BC=BC:
2
AC, estratta la radice ^ e duplicata si cono-
sce 9 che il parametro è terzo proporzionale
alli due assi maggiore 9 e minore.
59. Le linee FB^Bf nell'ellisse si dicono
raggi vettori , partono dalli due fuochi 3 e
possono terminare in qualunque punto del pe-
rimetro .
60. Li raggi vettori sommati, sono sem-
pre eguali air asse maggiore . Fatto centro
nelli due fuochi F,f, con il raggio eguale ali9
asse maggiore si descrivono due circoli . Uni-
ti li due raggi CF3Df sul vertice dir IP asse
minore 3 formerebbero ivi un'isoscele, e 1' in-
tersezione sarebbe nel mezzo di essi. Varian*
do posizione, ed andando v. g. verso sinistra^
tanlo rangolo i F f si accresce, quanto l'an-
golo Ffi si diminuisce; dunque non si alte*
ra quello formato con P intersezione sul peri-
metro dell'1 ellisse . Il moto di F C sul suo cir-
colo CA, e di fD sul suo circolo DQ fa co-
noscere , che tanti gradi perde un'angolo,
quanti l'altro ne acquista: ed essendo CF=-
T)f se l'angolo v. g. fiF portato sull'asse
minore dava i residui fuori del perimetro egua-
li 3 o sia fi = iC, sarebbe stato ivi fiC un
isoscele e questo isosgeledeve continuare nel
46
Wig. cambiamento di posizione 3 perchè V angolo sul
perimetro è costante . h9 angolo O f Q ===
O D Q-hD'O M f ma FGO -F O C = D O M 3 dun-
que l'angolo ifCfc» fCi in conseguenza non
essendo isoscele •> V angolo fiC non si trova
su] perimetro, e dovendo sempre aversi lo spa-
zio if=iC, ne risulla 5 che in qualunqne pun-
to del perimetro lo spazio Fi+- i f=FC 5 o sia
ali5 asse maggiore .
6ii Da questa proprietà dell'ellissi., legata
r estremità di un filo eguale all'asse maggio-
re alti due fuochi t con un stilo portato in gi-
ro sotto del filo, si segna il perimetro.
62. Nella ellisse per condurre una tangen-
te ad un punto qualunque A , si tirino le li-
nee FO,FS^FP; quanto più si allontanano
aa. esse dal vertice ij, tanto sono maggiori per-
ché crescendo l'angolo O Fi 3 cresce il éa tétto 5
ed in conseguenza l' ipotenosa FO, FS ec.
Siccome l'origine di queste due linee disugua-
li è sempre nel punto F , così la differenza si
conosce nella parte opposta . Se fossero dun-
que divise in due parti eguali da una perpen-
dicolare $ prolungata non può incontrare un
altra linea alPistesso modo. Nelle linee FO 3
FS,FP si formano gli angoli B A F „ B C F ee.
da cuj è stabilito il perimetro, siccome A 0 =
FA . (60) così diviso FO in due parti eguali
dalla perpendicolare AQ sarà questa la tan-
gente del punto A. h9 àngolo BOF=BSF,
se la linea AQ incontrasse il perimetro in
altro punto , FO sarebbe paralella v* g. ad
4f
.FS; il che è impossibile 5 perchè FA è* ip<>
tenosa delli catetti Ai8, ed Fi.
63. Essendo l'angolo O Ai *FAi=H AB
si deduce, che tutti li raggi luminosi 3 cal-
di , vibrazioni suonore, partendo da im fuo-
co F 9 ed incontrando P ellisse 3 si riflettono
nell'altro fuoco B.
64. Data un'ordinata CD, l'angolo CBD
è sempre visibile; sottratto da go% si cofnosce
l'angolo BCD, il di cui contiguo DGS==*
i8o°~ BCD^sDCM, nel rettangolo dunque
DGM sono noti tutti gli angoli 5 ed un catet-
to DG, da cui si rileva la sua ipotenosa CI,
la suttangente DM (18) 3 sottratto l'angolo
DCM da 90% si trova l'angolo PCD, ed
ecco nuovamente un rettangolo 3 in cui si san-
no tutti gli angoli, ed un lato DC, dunque
si conósce la sunormale PD, e la normale, o
ipotenosa CP.
65. La tangente, della ellisse è tangente di
un circolo descritto con l'asse minore. Inal-
zato il circolo perchè componga il cilindro 3
(52) s'inalza la tangente., e prende una incli-
nazione sulla base del cilindro , simile a cruci-
la dell'asse maggiore^ed avremo sempre FC =
CB (5^), dunque il fuoco F , f coi risponde
nella base al punto M 3 M : il punto B ca-
de ( N.° 2 ) sul centro G , la tangente in
T5 la sua paralella è CO, il raggio vettore
qualunque sarà MT , ma il centro s'inalza so-
pra la tangente quanta è la distanza dal fuo-
co (57) dunque il centro,, o linea LO paralel-
. la alla tangente sarà in un piano o più eleva-
to A o più depresso , quanta è la distanza dal
fuoco 3 ed il raggio vettore passando da un
piano air altro, sarà eguale ad una diagonale 3
in cui un lato è CT, V altro eguale alla di-
sianza dal fuoco ^ ed eccolo eguale alla metà
dell'asse maggiore, o sia ad M. U (5?) 3 dun-
que F intercetta tra la tangente 3 e la paralel-
la mandata dal centro al raggio vettore 3 è
eguale alla metà dell'asse maggiore, o sia
(N°. 3.) se THèparalella ad OL\CR = OT\
66. Se dalli due fuochi si conducano due
normali alla tangente 9 avremo il prodotto
di queste 9 eguale al quadrato del sejniasse
minore . Quando la tangente B M tocca l'ellis-
se forma con l'asse maggiore prolungato V an-
golo SBM3 dalli due fuochi f 3 F tirate alla
tangente le perpendicolari FR^fG sono esse
paiaielle. Il contatto della tangente si esegui-
sce in un cilindro descritto con l'asse mino-
re (5^) 5 ed il centro di quel circolo orizon-
tale corrisponde^sempre alPasse^che passa per
il centro dell'ellisse, ma dal centro di un cir-
colo trasmesso un raggio alla tangente è a
quella sempre perpendicolare 9 siccome CA è
eguale al semiasse minore, GF = Cf3 avremo
FR:CA«CA:fG da ciò non si può dedur-
re 3 che la normale sia eguale al raggio 5 o al
semiasse minore . Il piano dove si vole la nor-
male non è nel circolo, ma nell'ellisse , o sia
nella sezione delli diversi circoli s che compon-
gono il cono .
67- Una retta/ che passa per il centro, c
termina alli due punti opposti della curva ^
dicesi diametro . Due diametri eguali 3 e pa-
ralelli a due tangenti opposte si dicono coniu-
gati, le linee paralelle alla tangente sono le
ordinate al diametro*
68. Tutti i paralellogrammi circoscritti ali9
ellisse sono eguali tra loro , formato il para-
lellogrammo delti due assi 9 possono costruir-
si altri 3 un lato del quale sia minore di AC,
P altro maggiore di BC. In tal caso la base
del primo, e alla base del secondo in ragione
inversa delle loro altezze . Questi lati ncìl' el-
lisse corrispondono sempre al diametro, e tan-
ti possono essere di numero 3 di quanti pun*i
GB differisce dalla linea AC 3 perchè alla
tangente è sempre eguale 3 e paralello il dia-
metro .
6g. Ogni ellisse ha eguali i due diametri
conjugali. Si prolunghi Passe maggiore ? «irò
che incontra la tangente AM, siccome è a
questa paralello il diametro coniugato SP3
avremo l'angolo SAC-Cx\M J ma il coniu-
gato SP da l' angolo S AC- ACM \ ed il la-
to AC è comune , dunque SC = AM = CM.
70. Tutte le ordinate al diametro sono da
quello divise in due parti eguali. Il diametro
conjugato divide in due parti eguali l'ellisse,
in conseguenza anche (52) il cilindro, dunque
il diametro dell'ellisse corrisponde nella po-
sizione, ad un diametro del circolo 9 descritlo
con T asse minore 3 e con quello si unirebbe
G
se cadesse sulla base . Due quadranti del cir-
colo corrispondono alli spazi 3 che divide il
diametro sopra P ellisse 3 ma nel circolo le pa-
ralelle al diametro, sono divise in due parti
ep-uali dal raggio, che divide in due quadran-
ti il semicircolo; dunque anche nell'ellisse le
paralelle al diametro sono divise in due parti
eguali dal coniugato .
71. Dati due assi, trovare due diametri,
che formino tra di loro un'angolo qualunque
P 3 il paralelloo-rammo delli due diametri è
eguale a quello degli assi, e si può ridurread
un quàdxa-to ; diviso questo da due diagonali
si hanno quattro rettangoli isosceli; detta la
quarta parte di quella superficie A, si formi
un rettangolo, in cui un'angolo sia eguale
s^p, si conosce allora il lato opposto (18)^
stabilita così la base 3 colla metà dell'altezza
fatta la moltiplicazione 3 si vede., se il pro-
dotto corrisponde alla superficie A3 con la re-
gola di falsa posizione si corregge , e trovata
la superficie con esattezza, l'ipotenosa sarà
eguale al diametro cercato , e sotto P angolo P.
72. Dati due diametri 3 e l'angolo P,, volen-
do rinvenire li due assi 3 il metodo che si de-
ve praticare, sarà il medesimo.
DELL' I PERBOLA.
73. I Geometri dopo Cartesio ogni punto del-
la curva qualunque lo riferiscono a due rette 3
che chiamano linee 3 o asse delle ascisse , li-
5i
9g, nee o asse delle ordinate . Il rapporto tra le
ascisse 5 e le ordinate , e la sua espressione
analitica dà l'equazione della curva. Le ascis-
se , e le ordinate corrispondenti con un solo
vocabolo si chiamano coordinate . L'origine
delle ascisse si può prendere al centro, o al
vertice della curva 5 le quali potendosi ri-
cavare d9 ambedue li lati , riescono sul cal-
colo altre positive, altre negative.
74- NelP Iperbola Tasse delle ascisse 3 e delle
ordinate , o sia le coordinate per la loro posi-
zione 5 e natura 9 danno due curve opposte , ed
eguali . Fu detto 5 che due coni opposti al
vertice 5 e tagliati in un punto paralello all'
asse formavano subito P iperbola : potrà ora ag-
giungersi, dunque P Iperbola non si può costrui-
re, e ricavare da un solo cono. La sezione fat-
ta nel cono da subito una curva Iperbolica ,
ma siccome lo scopo di Cartesio, che applicò
in modo maraviglioso P algebra alla Geometria
fu di esprimere con equazioni le leggi , con
cui una curva fu descritta i e di dirigg-ere P a-
realista tanto nella descrizione delle curve di
cni ha Inequazione, quanto nella ricerca del-
le loro proprietà, giova 3 e fu necessario per
applicare questo metodo sostituire , e mante-
nere un cono opposto . il che lo ricerca , e
• domanda necessariamente P equazione della
curva .
75. Data la corda DC,e li gradi, che sot-
tinteude, si sa il raggio del circolo, che for-
8i ma la base del cono ( 18. , 19. ) -, P ascissa
5tft
Fig. AB presa dal centro '3 dicèsi semiasse mino-
re* e si riporta al vertice del cono.
76. Data l'altezza del cono CP, e il se-
miasse minore RD , si conosce il semiasse
29. maggiore CR. Il punto C dicesi centro ? D
origine delT iperbola si chiama vertice; Tas-
se maggiore passa per il vertice 5 e si prolun-
ga all' infinito .
77. Per conoscere 3 e rettificare il perimetro
delF iperbola, é necessario con le regole solite
rettificare la periferia delP ultimo circolo 5
che forma la bas£ del cono , per conoscere la
superficie 9 si prende un quadrato eguale alla
superficie del circolo, fatta una piramide 3 che
abbia la medesima altezza del cono 5 le sezioni
daranno nella una, e nell' altra , 0 il perime-
tro 3 o la superficie eguale alla iperbola 3 in
corrispondenza di quello 3 che si è rettifica-
to . (ai.)
78. Nella Iperbola i quadrati delle ordina-
te al primo asse , sono ai rettangoli delle
loro ascisse prese dal vertice 3 come il qua-
drato del secondo asse al quadrato del
primo. Il quadrato dell'ordinata nel circolo
è eguale al prodotto delle sue ascisse, ma ad
00. ogni ordinata dell' asse maggiore corrisponde
un circolo 3 dunque il quadrato dell'ordina-
la nel pun*o B , sarà eguale a B A . BE . Il
vertice dell' iperbola si trova in la per-
pendicolare E S corrisponde alla disianza delle
due ordinate , avremo dm «me per li triangoli
si mili A B : B C = CN : M N - A E : E S , essendo
53
Fw'. DTT = B C = SH 3 la proporzione non sì fcaratòi
sottraendo A E- A B ( = B E ) = E S- S H ( = E H ):
= CN:MN^ moltiplicando le due proporzioni
sani AB.BE:BC.HE=CN:MN ] ma AB.
BE è eguale al quadralo dell'ordinata duri-'
que ec.
79. Si dice Iperbola equilatera quella - che
ha l'asse maggiore eguale al minore. La li-
nea AB è eguale all'apotema, che si prènde
dal principio della sezione 3 e si tira al ver-
tice del cono (76). Fatto CF=Cf=BA5 i
Si. punti F^f saranno li fuochi dell' iperbola ,
la doppia ordinata Dd . che passa per uno dei
fuochi dicesi parametro 3 e le linee F M , f 3t
condotte da questi punti a quelli della curva,
si dicono raggj vettori .
80. Il semiasse conjugato dell' iperbola è
medio proporzionale tra le distanze di uno
dei fuochi ai due vertici . Inalzata nel pun-
to A la linea A E = B C\5 sarà C E = B A s dun-
que fatto centro in C , con il raggio CF=CE
descritto un circolo , diviene AH ima ordina-
ta 3 onde si averà A F : A E = A E : A f . dun-
que ec.
81 . Il parametro è terzo proporzionale dopo
il primo 3 e secondo asse 3 essendo la metà del
^paràmetro DF:AF.Fa = EC: CA2(78), ma
a f = A F 3 ed essendo AE = BC=AF. Af, so-
stituendo avremo D F : E Cm BC:CA.
54'
82. La differenza dei raggi vettori in quàl~
Fig\ rivoglia punto è eguale al primo asse • Da-
ti i fuochi fyF i vertici dell'i perbola 0*N.
Fatto centro in F con il raggio FO,in f eoa
32. il raggio of=FN 3 si descrivano due circoli . Nel-
li punti P Ri dove li raggi vettori FH ,fH sega-
no le periferia del l i due circoli 3 si tiri una linea
PMC, li quale sul diametro FC forma l'an-
golo A C F ; li due circoli, che sono in con-
tatto danno la stessa misura all'angolo C 3 iti
conseguenza Q R /M O hanno 11 medesimo nu-
mero, di gradi del semmento PO^AS dun-
que AP contiene li stessi gradi di MQ, la
misura dell'angolo f MQ = i8o ^ MQ, delP ango-
loFP A = i8o-t AP3 dunque nel triangolo PMH
Pan solo M = P3 in conseguenza PH = MH , ma
f M =F N , dunque F H- f H =N O .
83. Li raggi vettori hanno sempre un pun-
to fisso da cui partono , e sono successivamen-
te maggiori, diviso in due parli eguali, Pan-
33. gòlo cip essi formano ,sulP iperhola , sarà AM
sempre tangente in M 3 .se questa incontrasse
il perimetro iti altro punto 5* li raggi vettori
darebbero sulla ' medesima due angoli eguali,
già TM f.F si accresce; MFR si diminuisce 3
fatto dunque fP=PQ, se fosse' diviso f PQin
due angoli eguali' dalla tangente A MYfX sa-
rebbe piralclla ad fQ. L'angolo fMO è co-
gnito, fOìVUcjo," dunque of M^yo-fMO;
l'ipofenosa f IVI è cognita s dunque si rileva (18)
P ordinala OM. Dato V angolo ret to Q 3 ed
un caletto 0 31 si trova AM tangente, AO
55
Fig. suttangente (18); fatto l'angolo A MR^yo,
sarei A R3I = 90— < R A M ; e siccome è cognito
il catetto A M ; si trova facilmente la norma-
le RM , da cui deriva la sunormale OR .
84. L'angolo, che forma T apotema del co-
no trasportato sul centro dell' iperbola 3 e se-
gnati ivi due lati , non possono incontrare la
medesima , e si dicono asintoti > V iperbola ri-<
ferita agli asintoti ha molte proprietà.
85. Il prodotto delle ordinate tra V asinto*
t o , e V iperbola è sempre eguale . Le ordinate
agli asintoti sono li diametri di tutti li cir-
54- coli, che compongono r iperbola, ma questi
sono lontani dalle ordinate del? iperbola la.
metà dell'asse minore, dunque Tasse mino-
re è semiordinata in Ogni circolo, ed in con-
seguenza media proporzionale nelle ascisse
•MPjPNj e detta a la semiordinata ^ avremo
sempre MP:a = a:PN, acì? P.N P , FD:a = a:
DO,a=Pn.DO, dunque WP: PN=Fn:DO,
86. Le tre seguenti diriVòkh'afcitfni so' O sta-
te da me pr<^e dal Canovai, .Segnale pe para-
relle FG ? (^TT 9 che pi ssa no per li patiti D ,P
per effetto dpJi.tra'figoli sitoiiTi sira 01:1 P =
FD: MP, sinilm-nfe D TI : P G - D 0 : 1
dunque QD: DTT = FP: F* G .
87. Se li punti P,K coincidono in un solo
punto D, la linea TDt sarà tangente in D,
e si averà PM.Mf=TD.Dt, ed f R . RF==
t D . D T=F M . f M . onde f R . ( R M -h M F ) = F M.
5"6
•F/o-:(MR+Rf) e però f R = FM 3 DT = Dt 3 imi
condotta DE paralella a Ct3 i triangoli si-
35. mili TDEJtC danno TE = E C, dunque la
tangente a un punto D dell' iperbola si ha con-
ducendo DE paralella all'asintoto, prenden-
do ET =EG3 e per T D conducendo la retta
TDt.
88. Dall' essere sempre fR =EM si ha la ma-
niera di descrivere un' iperbola tra due asinto-
ti CT,Ctla quale passi per un punto dito
M, condotte per M le rei te Ff,MN si farà
fR = PM,nN==Mm, e i punti M3n,R saran-
no neir iperbola .
gg. Siccome la tangente TMt è divisa in
mezzo nel punto del contatto M , se si con-
duce M G M 5 questa linea si chiama diametro
traverso 3 o primo ± il di cui conjugato o se-
56. condo èDGd = TMt, le ordinate so no Q N3
paralelle al conjugato ; il parametro è una ter-
za proporzionale al diametro \ o al suo conju-
gato; e qui lascio il Sig. Canovai.
90. Un diametro divide in mezzo tutte le
sue ordinate, per li triangoli simili TCt5
\VCS3TCM, VCQ, TM= M t3VQ=QS .
91. Nel punlo t3 dove il diametro conjugato
incontra ? asintoto, si li ri tM' paralella all'
asse maggiore 3 e indi dalla meta di questo
diametro M segnata la perpendicolare MM'3
il rettangolo MtBT dà sempre questa pro-
porzione , che, dimostrarò vera MM'.CP==
V: t M . Siccome T HI = M 1 5 così per li trian-
goli simili TAI/fDt,Dt = 2AM,AP-
5?
Fig. PB 3DO=ot = AM = PM eguale in conseguen-
5?. za ad M'B. Per li triangoli simili feM'B*
CPB, sarà M B: BT t B TGP , e sostituen-
do MP:M't=M W : C P ma MP = PxM', dun-
que MM':GP = M5P:tF se il conjugato fos-
se al centro 3 la dimostrazione sarebbe la stessa.
92. 11 paralellogrammo delli due diametri
è sempre eguale al rettangolo delli due assi.
Se nel rettangolo cresce la base 3 e con la stes-
58. sa proporzione si diminuisce l' altezza , l'egua-
gljanza non si altera. La base MN£>ABpro-
, lurigata in P J da 1 altezza OP ; prolungato
il lato ON in Q ? ed inalzata la perpendico-
lare M() per li triangoli simili MNQ,ONP3
avremo M N : O N= M Q : O P . Un pa ralellogra m-
1110 rettangolo si può sempre costruire, e si
supponeva costruito eguale ad uno di questi di-
versi paralellogramrfti J tutti eguali tra di lo-
ro, e che terminano gli angoli sopra le stes-
se diagonali DB,C A, dunque tutti li lati
del rettangolo sono mtersegati a distanze egua-
li ; (1) da questa intersezione tirata EK5SH
siccome CH-DS,DE^AK, l'angolo SRE =
90, dunque EK,SH sono eguali air asse mag-
giore 9 e minore 9 che formavano un paralello-
grammo rettangolo.
93. Dati due assi di una Iperbola^ trovare
09. i diametri, che facciano tra loro un dato an-
golo 23 l'angolo FAE é cognito., l'angolo
CEF è dato, dunque si deduce 1' angolo RFE =
i8o-CEF/(i) AFE=iRFE? dunque nel
triangolo CEF souo cogniti gli angoli F^E,
H
stabilito un lato a piacere si trovano tutti gli
altri (18) 9 se la base di questo triangolo, mol-
tiplicata per P altezza 9dì\ una superficie egua-
le all'asse minore per il maggiore, la suppo-
sizione è vera 3 se vi fosse errore, le regole di
falsa posizione niostraramio la verità .
94- Dati due diametri , e l'angolo, trovare
li due assi. Essendo cognito il lato GE^EF,
e l'angolo CEP^ si trova il lato CF; essen-
do cognito il lato FE,RF = CF3 P angolo
B.FE«i8o-CEF,si trova il lato RE 3eP an-
golo RBP, P angolo C FE è cognito (18) ; nel
triangolo dunque AEF è cognito P angolo F^E,
dunque apparisce P angolo FA E (1)., sopra di
questo si formi un rettangolo S N M 9 che ab-
bia la superficie eguale a quella del triangolo
CEF, se vi fosse- errore con le regole di fal-
sa posizione 9 si trova la verità.
96. Prima di passare alla rettificazione di
altre curve, sarà ottimo accennare il metodo
di risolvere in angoli rettilinei gli angoli sfe-
rici 9 e così portare ad una maggiore speditez-
za j ed esattezza la Trigonometria sferica >9 che
secondo il solito si appoggiava alle tavole dei
logaritmi. Dato P angolo curvilineo BAC3 si
tirino le corde A B 9 A C ; indi rettificata la
curva ASB3 si risolva come flessibile (g) in
un'isoscele A DB; fatto il medesimo nella
parte opposta AP(J, P angolo DAP è egua-
le alP angolo curvilineo BACI. Le linee AD,
AP hanno in A due punti comuni con la cur-
va ? li quali sono sufficienti a determinare 9 e
sempre mantengono r angolo A. Nel misura*
re le superficie curvilinee 3 si sono già esposte
quelle cautele 3 che si devono avere, e sono
necessarie (21) ad allontanare qualche errore.
Fine della Seconda Parte;
V-ARTE' TERZA
"&» «l'I '«no* U 4 n-ìiiiUrun ai -iihoqlft ?»[ sf
DI ALCUNE ALTRE CURVE.
96.Se da un punto pre^o fupri di una
.retta G'Hsi conducano le ]inee BQ^M, BAD
ec. tali , che le parti QM,AD siano sempre
eguali 3 la curva MDM% che passa per F estre-
mità di quelle linee , si chiama Concoide 3 e
precisamente Concoide di Nicomede . I] punto
B è il polo, la linea GH si dice direttrice.
Prese sotto GH le parti eguali Qra, Ad, la
curva mdm5 è la concoide inferiore. Per la
parte inferiore di una stessa concoide calando
dal punto M la perpendicolare PM^ avremo
31P. PQ=Q A: AB.
97. Siegue dalla sua costruzione 3 che Dd
normale a li H3 ne misura la massima larghezza.
Se BA^> dA la sua curva sarà , quale si ve-
de N°. I ; se B A <j d A averà u n nodo Lndr,
e allora dicesi Concoide annodata N°. IL Se
BA = dA il nodo svanisce 3 e resta un punto
di regresso B. N°. III.
g8. Un circolo 9 che cammini sulla direttri-
ce HG, e nelP istesso tempo si rivolga intor-
no al suo centro, ed una riga BCM sia mo-
bile sopra B5 descrive esso con un moto con-
tinuato la concoide 5 delineata dal punto M la
concoide inferiore 3 sarà maggiore 3 o minore
P/o*. a seconda del raggio CS3 che si prende so-
pra C B . Si deve conoscere il polo B , la po-
42. sizione della direttrice G H , V origine della
curva M, per rilevare la dimensione della me-
desima. Con questo mezzo si sa 1* angolo MB D_>
SIC = DO, dunque la perpendicolare dC darà
l'angolo M C d = M BD 3 il punto M nel mo-
mento [ che il centro G trascorre C D 3 ese-
guisce una rivoluzione Md3 dunque dal moto
di due linee è prodotta la curva 3 dalla fetta
C D, eN dall' arco Md, ma l'arco Md può es-
sere rettificato (18)', dunque due rette cono-
sco 3 che producono la concoide: la diagona-
le è sempre la risultante di due diversi mo-
ti (1). Unito ad angolo retto Md, e CD ti-
rando ivi una diagòuale^ essa è eguale alla
/metà della concoide; siccome ogni punto idei-
la periferia è sempre unito ad angolo retto
con il centro 3 così ogni punto della concoide
veniva generato da IP unione ad angolo retto
di due punti 3 uno dei quali si considerava nella
• periferia^ l'altro nel centro. La concoide in-
feriore e generata dal punto S , il quale rice-
ve la stessa rivoluzione dell* arco M d , il moto
retto è eguale ad SN,, dunque la diagonale
del rettangolo 3 in cui un dato sia l'arco Md
xettiueafo , e, l'altro S N darà la dimensione
.clelhi .concoide inferiore. Se GS fosse maggio-
re di bM C,' allora sì prenderà l'arco, che -mo-
stra^ quel raggio, rilevando sempre li gradi
dell'arco Md>. Il npdo fb generato dal punto
B \ .seicousiifeo qIiq la /linea C B scorra coli9
6*
estremità opposta G sulla linea CD 3 esce 1* al-
tra estremità successivamente da B fino che
PD = GB; se fosse fisso il punto B 5 V estre-
mità C sortirebbe successivamente & e regolar-
mente iielPistesso modo dalla linea CD, e si
averebbe Bh = CB,QB = RU ec. ± e descri-
verebbe la curva circolare C li ; ma la curva
circolare è prodotta , ed eguale alla diagonale
tirata in un paralellogrammo > di cui un lato
sia CD 5 T altro CL s o sia la corda dell' ar-
C h
co -—-(i5) ; ma nel punto B,CD eguale ze <
ro 9 dunque la metà del nodo è eguale aCL9
o sia alla corda dell' arco -
■ ■ a
99. Possono formarsi infinite concoidi diffe-
renti sostituendo al circolo una curva qualun-
que 3 e al centro di quello un punto fisso pre-
so sull'asse di essa.
100. Il numero delle ordinate alla concoide
UldOK è eguale a quelle che sono nel circo-
lo M d C 5 oltre la differenza 5 che soffrono nel
circolo ricevono un'aumento con il moto di
sinistra a destra y la di cui somma si vede dal
triangolo dOC±=COD; fetta la proporzione
T ascissa massima della concoide O K \ air ascis-
sa massima del circolo M C * O D q come un' al-
tra ascissa o f della concoide \ ad x , si cono-
sce l' ascissa del circoto^ da cui si deduce la
metà dell'ordinata; per dare a quella l' aumen-
to, nel triangolo COD si farà la proporzio-
ne OD;CD-X:Y5 e siccome il valore di X
ig. sì è trovato 3 così si conosce Y, che sommalo
con la metà dell'ascissa dei circolo, si rileva
la metà del? ordinata della concoide 3 corris-
pondente all'ascissa! data o f.
101 Descritto un circolo A NB5 sul diame-
tro AB inalzata la tangente QB, a var; pun-
ti di essa tirando le rette AQ^AD3AE3 se
, si prende QM = AN3AP = DS ec. , la curva
MS A così determinata si dice Cissoide 3 e
più precisamente Cissoide di Diocle 3 QB si
chiama asintoto 3 perchè prolungato air infi-
nito si avvicina alla curva senza poterla toc-
care •
102. La linea A TI è l'ascissa; TJ M l'ordi-
nata. Nella Cissoide le ordinate sono alle lo-
ro ascisse 3 come le perpendicolari calate dalli
punti N,P alle ascisse prese dal vertice A,
Fatto MD paralello ad A B3 sarà il triangolo
M QD= A NG, dunque A TI: UM=AG:'GN,
similmente A i : i S= A h : h P .
io5. La Cissoide è generata dalle linee A M3
AQ, AS.AB trasportate in D3C\U3B.
. Descritto un circolo con A B , si conosce A M =
AB-M03AQ = AB-QP; fatto du nque L D=
FC = R U=AB sarebbe AM = AO-MO = J, D~
103 AQ=A3WQP = FC^QP3 AS = AU-
SI = RU— «SI j ma essendo il punto M origine
della cissoide; AM=Ml),e perchè AO = LD?
sarà sempre L TVK M O3 ma le sottrazioni 3 che si
devono fare alle linee A B 3 R U 3 F C 3 L D sono
incluse nel triangolo mistilineo MOB, dunque
trasportato MO in LM5 il punto E in A3la
64
Fìg. curva circolare OB prende la forma 9 e divie-
ne cissoide, e misurando BO si ha la dimen-
sione della cissoide desiderata; la diversa con-
figurazione non altera V eguaglianza: Una ret-
ta può essere eguale ad una curva 9 dunque
due curve di diverso genere possono essere e-
gualL tra di loro (1)
Ija concoide 5 e la cissoide furono impiegate
a duplicare il cubo, problema celebre tra gli
antichi Geometri.
ic4- La Logavhnica e : quella curva formata
con T elevazione di diverse linee sulla retta
H G 3 le quali siano tra di loro in progressio-
ne geometrica ft e le ascisse in progressione
45. aritmetica. Fatto V ultimo termine della pro-
gressione aritmetica M G =vv 5 il numero dei
.termini GH =11 3 il comune esponente =,m 9 il
primo termine i=a, avremo lo spazio HG M =
s- vvm^ a (1) tirata la retta HM avremo un
in—' 1 ,
rettangolo MGH, eli cui la superficie è egua-
le HG.pG = n^^ dunque, lo spazio .teisti-
li neo H B M = w tetti a h* n vv **P » Descrivo una
curva cirolare , o di altra specie sopra la cor-
da HM 3 e misuro ló spazio chiuso da questo
semmento3 se esso e eguale P , la curvi sarà
simile alla logàrimica . se lo spazio fosse'mag-
giore 3 o minore con la regola di falsa posi-
zione 3 senza alterare HM si troverà la vera
curva 9 che include lo spazio P. Una retta è
eguale ad una curva \ dunque due curve di
65
. diverso genere possono esser tra loro eguali .
105. Dato un punto D, si cerca la sua tan-
gente^, fatto DH = DM \ ed uniti questi due
punti con una linea H M5 si segni un' isosce-
le H B M eguale alla curva ò la linea BU per-
pendicolare in U5 sia anche in B perpendico-
lare a Tt, sarà sempre una paralella del-
la tangente che si desidera. Le para Ielle ad
HI molte sono secanti della curva 3 dunque
una sola può toccare il punto D , che si tro-
va nella maggiore elevazione della curva (1) 3
ma T t è paralella ad HMj dunque l'angolo
tTG=MHG determina l'angolo della tan-
gente sull' ascissa . L' angolo T B R == 900 —
BT R indica l'angolo della tangente sull'or-
dinata BR , siccome HG, o é asintoto, o a
quello paralello 9 così la suttangente della lo-
garitmica è costante, inconseguenza determina
il modulo 9 o sia la grandezza della progres-
sione geometrica sulP ordinata 3 ed in genera-
le le ascisse delle stesse ordinate in due di-
verse logaritmiche 3 sono come le suttangenti ;
cioè i logaritmi degli stessi numeri in diffe-
renti sistemi, sono tra loro come i moduli.
106. Se un circolo gira sopra una retta
A a fino che il punto, che toccava sul prin-
cipio questa retta in A lo tocchi un' altra vol-
ta in a ; questo punto descriverà una Cicloide ,
o Trocoide . Ella è cicloide ordinaria , quando
il cìrcolo genitore non ha altro moto., che
quello della sua rivoluzione . Se ha di più
un moto di traslazione nel medesimo sen-
1
66
so 5 il punto A descrive una cicloide accorcia-
ta > se questo moto è in senso contrario, la
. cicloide è allungata. Nella ordinaria la base
eguaglia Ja circonferenza.
107. Per rettificare la cicloide è necessario
conoscere la sua produzione. Descritta con il
circolo AB la cicloide , lo riporlo in A, ed
ivi osservo 3 che la periferia A QBE rimane
fuori, e con il moto entrando nella curva, ge-
nera la meta della cicloide. L'arco AE = go*
perchè il punto E si trova in contatto di due
circoli eguali AB = CO, (1) o sia del circolo
genitore,, che ha mutata posizione, dunque la
metà della cicloide è generata dalla periferia
AQ-hQB-hBE, dunque la curva cicloidale
contiene una periferia, e mezza del circolo
genitore .
108. In qualunque punto della curva unito
il diametro OC all'intersezione E con una
corda EG, e su questa inalzata una perpen-
dicolare, sarà essa la tangente del circolo in
E, prolungata incontra il circolo O ma
O G = M N , e siccome le corde minori di M N so-
no nella cicloide, e nel circolo paralelle ad
OC = MN ; essendo la massima ordinata della
cicloide MN, il ...plinto O 9 che tocca la tan-
gente in O , non la può toccare in M , perchè
il punto O è fuori della cicloide. Le altre or-
dinate della cicloide corrispondono alle corde
del circolo, ma le corde del circolo termina-
no nella periferia 3 e li punti della periferia
eoa la rivoluzione segnano la cicloide ^ dunque
.lì punti EB si allontanano con la rivoluzione
da E, ne possono seguire la direzione E05
perchè il moto rettilineo si oppone al circola-
re ; la parte inferiore A E riceve la stessa di-
mostrazione .
109. La linea AC é eguale alP arco EG
(106) .> P angolo EC A = 900 = EC3 dunque sulla
linea AD5 eguale alla periferia del circolo ge-
nitore^ si potrà indicare a qualunque punto
la tangente 3 la sua distanza, la direzione^ e
P inclinazione (18. 106).
ito. Se il punto 9 che descrive la cicloide
si prende dentro, o fuori del circolo, la cicloi-
de sarà del genere di quelle già dette , o ac-
corciate^ o allungate , il raggio del circolo
genitore è la distanza del punto preso dal cen-
tro . Se poi il circolo girasse sulla circonferen-
za di un' altro circolo, la curva descritta da
uno delli suoi punti sil^bbe del genere di quel-
le, che chiamatisi Epicicloidi . La curva in que-
sto caso subisce una figura diversa , ma il pe-
rimetro è il medesimo delle ordinarie ,
tti. Siccome la base della cicloide è eguale
alla periferia del circolo genitore , così un seni-
meli to di quella curva è proporzionale al sem-
mento della base.
112. La spirale di Archimede si chiama la
curva €KM A descritta da un punto C, che
si muove uniformemente lunoo il raggio G A 3
mentre il rasoio stesso si muove intorno al
centro Li 5 di maniera che , quando il raggio ha
68
JP/i>*. percorsa la circonferenza intiera, questo pun-
to si trovi confuso con A , e così ripetendosi
continuamente 9 la spirale può giungere all'in*»
finito .
n5. La lunghezza della spitale al tempo di
Archimede era incognita 9 e fin d' allora fu col-
locata secondo il solito tra i problemi impos-
sibili. Con li metodi già premessi si rende ora
49. facile la soluzione. Rettificato il circolo BE3
e formato un rettangolo con il medesimo 9 e
Y estensione della evoluta BD, la diagonale, o
T ipotenosa AD, corrisponde alla estensione
tìella spirale. Se la spirale non si conducesse
in C D , ma eseguisse la sua rivoluzione nel
punto B, si avrebbe un circolo del diametro
UE, è necessaria dunque una diagonale per
giungere in D 9 la quale continuamente allon-
tanandosi da B E si rivolga intorno al cilindro.
N. II. Piegato questo rettangolo ADH sopra il
cilindro, si rinova, e produce 1' evoluta . Se fos<-
se incognita la periferia H D 9 e fatta = X si può
determinare con la spirale (18).
114. Il metodo per condurre la tangente al-
la spirale è quello stesso che si prescrive al cir-
colo . Se questa tangente non si volesse per-
pendicolare 3 ma che toccasse la spirale nella
sua inclinazione 3 sarà necessario 9 che abbia il
medesimo angolo della spirale, ed avendo lo
stesso angolo , non può mài intersegarla (1) .
Dal punto del contatto T prolungata la
tangente sino che inconlra una perpendicola-
re B E inalzata al termine della evoluta . e
Tig. dal pùnto del contatto segnata una paralella
alla base, sarà TP la sul tangente.
11 5. La Spirale Parabolica . Presa sopra
un raggio C N una media proporzionale ti M
tra l'arco KN, ed una data P, la curva 5 che
passarà per li punti M continuamele così
50. determinati si chiama Spirale Parabolica ,
perchè può fare un' infinità di rivoluzioni in-,
torno al centro. Rettificata la periferia de-
scritta dal raggio C N 3 ed unita alla linea
data V3 che suppongo GP; descrivo su quel
diametro un circolo ^ P ordinata GS , inalzata
nel punto G è la massima media proporziona-
le, cambiato il centro , ed il raggio , si descri-
vano infiniti circoli 3 li qnali abbiano sempre
51. comune il punto P 3 le ordinate G A,GO
sono sempre medie proporzionali 3 ma G A=
Q R , G 0 = M N , dunque la curva , che si può
tirare sopra P estremità delle ordinate è eguale
ad SQ_, ed avendo più, o meno curvatura
(g) non si altera la sua dimensione 9 misura-
to dunque SQ si conosce l'estensione della
spirale parabolica .
116. Spirale Iperbolica. Supposto , che dal
punto C preso per centro sulla indefinita CP,
si descrivano degli arehi AG^QM^PD egua-
52. li in lunghezza , e per ottenere ciò possono
fare qualunque giro3 per le loro estremità
GMD fatta passare una linea5 si dice Spira-
le Iperbolica .ho spazioso superficie PDGG
è composto da linee tutte eguali 9 il di cui nu-
mero è precisato dalla linea CP. La curva
7°
Fig. PD = QM = AG=EI=HL. Il numero delli gra-
di in è eguale a quello*, che include NP3
il numero in AG-PO,EI = PR; dunque QM :
PN==PD:PN,AG:PO«PD;PO, ma la
grandezza delli gradi in QM sono a quelli posti
in PD3 come li raggi, dunque PD:PN-GQ:
CP,PD.PO = AC:CP,PD.PR = CE.CP,
55. ma li raggi differiscono, e qui possono diffe-
rire in proporzione aritmetica, dunque CD:
(1 M«CG:CI , Ogni termine della progressio-
ne aritmetica sottratto da una quantità co-
stante, dà nel residuo una proporzione aritme-
tica eguale al sottraente. Descritto un'arco
col raggio GP avremo CS^ CL-LS,Cll^
C I - 1 R i C 0- C G - G 0 , C N~ CM = M N, sa-
ni D5MN,GO,IR3LS mia progressione a-
ritmeticà, tolta da tutti li raggi la quantità
eguale * che segna P arco HL , la proporzione
non si cambia 3 dunque DU = LS sono gli ul-
timi termini, delle due proporzioni aritmeti-
che eguali. Lo spazio dunque DVLS è divi-
so in due parti eguali dalla logaritmica iper-
bolica . Rettificato Parco POS, e PL3 rico-
nosce lo spazio U PSL * ma lo spazio UDL =
LDS i UD = LS,DMIL è un lato comune
TJ L <i DS l ■ dùnque questa diagonale D M I L
deve esser sempre una curva. Supposto lo spa-
zio TTDLS^ic 3 avremo ti DL*5 3 essendo
rettificato UL 3 dal punto D in L segno una
curva circolare ; misurato lo spazio che in-
clude la curva \ e le due rette, vedo seb egua-
le S j trovato un'errore in decremento si di-
g. minuisce il raggio,, se fosse in aumento si ac-
cresce $ così allontanato nel secondo il cen-
tro, resta minorata la curva, nel primo si
avvicina il centro, ed ecco prolungatala cur-
va 3 ed in conseguenza anche lo spazio inclu-
so: quando la linea sodisfa al problema b anche
le rettq LS^DS si pongono nella parte con-
vessa, e si trova lo spazio DLS=5=UDLi
misurata la curva ideata, e che risolve le con-
dizioni proposte 3 essa è eguale alla spirale iper-
bolica ricercata.
117. Segnata BU paralella a CP giammai
, incontra la curva , quantunque a quella si ac-
costi 3 perchè le distanze PD..MQ differisco-
no in proporzione aritmetica, e come li raggi.
118. Tirata una tangente ad un qualunque
punto della curvale dal suo contatto trasmes-
sa al centro C una linea CO 3 e su questa i-
nalzata una perpendicolare GS, prolungando-
la sino che incontra la tangente, sarà questa
linea la suftangente . Fatto GB = PD(i8)5
qualunque tangente non può cadere fuori del
punto B(i) j descritto dunque un circolo coti
il raggio C B 3 nella periferia di questo circo-
lo termina T estremità di ogni tangente 3 e qui
ricevono la suttangente. L'angolo BCP-90%
la tangente non oltrepassalo spazio GB, se-
gnata dunque una tangente in D 3 V angolo
DCB+-X===DCL , dunque la suttangente
è sempre eguale al raggio 3 ed in conseguenza
sempre costante .
119. La spirale Logarimica . La curva 3
?2
Fig. che sotto uno stesso angolo taglia tutti i rag-
gi G M condotti dal suo centro G 9 cosi che la
54- tangente MT fa sempre un angolo stesso cot^
il raggio CM,si chiama Spirale logaritmica .
Descritto un circolo con il raggio C M 9 quan-
do M sarebbe giunto in 05 allora anche il
raggio MG si è diminuito , ed è divenutoNC,
per cui è nata la spirale MN; rettificato dun-
que r arco OM, ed unito ad angolo retto coti
la linea ON 3 la diagonale è sempre eguale alla
spirale logaritmica MN. Ogni punto della pe-
riferia è unito ad angolo retto con il raggio 3
ina dalla unione 3 e moto di ambedue si for-
ma la curva 3 dunque è eguale alla diago-
nale del proposto rettangolo. Le quantità so-
no sempre eguali 3 se eguali sono le cause, che
le producono ; possono avere diversa figura sen-
za detrimento dell' eguaglianza , come nel no-
stro caso.
120. La quadratrice di Dimostrato. Sup-
pongo la retta A G tangente in A, mossa uni-
formemente, e paralellamente a se stessa lun-
55. go il diametro Aa, mentre il raggio AC gira
uniformemente intorno al centro G verso il
punto E, in modo che AG, ed AG si con-
fondano conGE nel momento stesso .1/ interse-
zione continua di queste due linee dà le cur-
ve AMD chiamata Quadratrice * dalla di cui
descrizione siegue, che uno spazio qualunque
A P , percorso dalla retta A G , sta air arco cir-
colare AB, descritto nel tempo stesso dalla
estremità del raggio, come un'altro spazio AG
percorso tta questa rètta 3 air arco corrispon-
dente A TiE , descritto d il raggio. Se si cono-
noscesse la ba'se dtflla quidratrice si averebbe
subito la quadratura del circolo, da qui è ve-
nuto il nome della curva , e la sua origine .
Quando riunisse di descriverla geometricamen-
te 5 si avrebbero subito gli angoli di un dato
numero di gradi. Dinostrato l'inventò per
conoscere la quadratura del circolo, che es-
sendo già retti fiotto con li metodi esposti 5
darà il circolo la misura della nuova curva.
Se il raggio da lui collocato al centro lo aves-
se posto air estremità del diametro, avrebbe
ottenuto T intento, come da me si è già di-
mostrato con due moti uno paralello ^ l'altro
obliquo .
Queste scoperte tentò la Grecia, deside-
rarono lì nostri antenati y ritrovò Pitali?*
E dunque un cattivo silogismo supporre ixn pos-
sibile ciò che non sì conosce 3 ed un'effetto
deir ambizione ~ e del? amor proprio disprez-
zare, e credere inutili gli altrui sforzi 9 dove
non vaglionOj b non si sanno impiegare le
proprie forze 3 e li propri talenti .
121. Ho accennata la maniera dì operare
con il circolo rettificato., e perchè si gustas-
sero ì suoi, vantaggi a quelle parli mi sono
esteso , e'ie introni ucoao a diversi nsr . Ana-
lizare o^m minuta cosa 3 sembrava offendere
il talento dei Leggitori . Se alle dimostrazio-
ni ho dato un'aspetto nuovo , co nasceranno essi^
che io ho contemplate le curve 3 e per qaau-
to è stato possibile non ho detto come alfri dis-
sero sj Ami tu divenire Filosofo, dice il de Lan-
de 3 leggi poco 3 e pensa molto = Pitagora
Leu conosceva la vastità delle scienze 9 e per
questo non usò in Italia , ed in Grecia altro
vocabolo 3 che di Filosofo : prima di lui chi
aveva una perfetta cognizione delle cose na-
turali, ed era sapiente 3 si chiamava Mago 3
vocabolo comune agli Arabi, Persiani 3 Siri 3
Etiopi 3 Galdei 3 ed in Ebraico significa uomo
che medita 3 e speculatore; da ciò ebbe forse
origine quel proverbio tra i Greci medita-
blindi 9 vel sapientes sunt 3 veljìunt. Ben
ponderati i principi ciascuno da se facilmente
deduce molti corollarj. Non si acquista uno
spirilo matematico con la memoria 3 ma con
r esercizio della immaginazione , meditatio
enim est clavis sapientice 3 dice Tolomeo nel
Proemio del suo Almagesto. A Voi dunque
consegno questo piccolo lavoro J quanto esso
è commodo per correre speditamente il vasto
campo delle Matematiche, sarebbe altrettan-
to nocevole 3 se togliesse il travaglio per le
ricerche 3 lo spirito dell' invenzione, T appli-
cazione 3 e la fatica nelle scoperte . Le pro-
prie forze messe continuamente alle prove di-
vengono più rubuste, e li sudori giovano non
solo all'avanzamento degli studi 3 ma distrug-
?5
gano tierrli uomini quelle passioni 3 che sono
i maggiori suoi nemici , e delle scienze medi-
tatio carni» afflictio est diceva Salomone ne
suoi proverbi. 12:12. Questi sono li miei
voti, e tale sia la premura 9 di chi desidera
esser sempre felice*
Fine della Terza Parte*
I I t
\rìdifc 5 et approfcavifc prò Illusbriss. £ et RevereHfllL
Dom. Episcopo Fuli$ini£
Silvester Prior Sodi Revis. Dep.
IMP RIMATUR
Fr. Petrus Dominicus Ferrando Lect. 5 Pred. Geri,
et Pro-Vicarius S. Oifìc.
J
j
/
fu
PARTE QUARTA.
■ M#S^^O(»y^M mmm m
DISSERTAZIONE
SUL MODO
NAVIGARE SOTT' ACQUA
RECITATA LI 12 G-ENNAJO
I
0 f
Descendunt Mare in Navibus > facientes operationem in aquis
multis*
Jpsi Diderunt opera Domini , & mirabilia ejus in prof andò i
Psa-1. 106 £3 24.
Profonda quoque fluviorum scrutatus est s & abscondita in lu~
€em produxit* Job, 38 u}
Ijfr - ■■ ■* *••'-••'" "* ****** *" *" * f *Vr*r]
kVtrana cosa , ed insolita sarà forse a voi sembrata ,
sapientissimi Concittadini, Giovani studiosi, che la pri-
ma parte di questa Operetta, quasi fuggita dalle mie
mani, corresse già fra quelle dei 'Letterati due anni in-
nanzi, che alla luce mettessi l'intero Libro . Era que-
sto già compilato, ma temeva di presentarsi al Pubblico,
se prima all'Autore non fosse noto, quali incontri aves-
se quella sortiti. Trascorso non molto tempo, me ne
giunser le nuove; e a dir vero io mi sentii tocco da
secreta compiacenza, in risapendo dal Rettore Ermanno
Muntenghe , che giunta alla Università di Groninga fu
collocata nella pubblica Biblioteca (a) . Ghe passati i Pi-
renei , que' dotti Spagnuoli non la riputarono indegna
delle loro profonde considerazioni; onde il Dottor Mi-
chele Ganet, Segretario dell'Università di Ceverra, ne
formò il soggetto di una ben lunga, e compitissima let-
tera (6); che penetrata in Cracovia il Rettore di quella
Università Conte Sebastiano Serakovischi la onorò di un
(a) Opus tuura. cui tìtulus est Nuovo trattato sulla
rettificazione del Circolo nuperrime accepi , & Bibliothe-
cae Universitatis nostra intuli, &c. &c. Groningae die xxix*
Augusti MDCCCXIV.
(b) Està Univ. Lecteraria ha recibido con la rìebida esti-
maciou y aprecio la primera parte del nuovo trattato
suya vera rettificacene del Circulo que V. S. ha
ondenado &c. &c. Ceverra 3o Novembre i8i4*
4
giudizio superiore alla tenuità de* miei talenti (c). Inco^
raggito da queste testimonianze, che per se stesse lu-
singano, avrei voluto produrla subito; ma frenato dal
desiderio di altri Letterati , che richiedevano maggiori
schiarimenti, ho creduto impiegarvi il travaglio di altri
due anni per renderla più semplice, più chiara, e più
corretta. Compito finalmente tutto il lavoro, come io me-
glio poteva, ecco viene alla pubblica luce, e mi sento
nascere in petto una certa dolce lusinga , che di buon
grado la Repubblica Letteraria lo accolga , per quindi
trasmetterlo alla Marina, alla Cosmografia, agli Astro-
nomi, ai Meccanici, e dove la pubblica utilità lo ri-
chieda . Era io già debitore al Pubblico di una Dis-
sertazione sul modo di navigare sott'acqua, e doveva
seguire le tre parti premesse. Vengo ad adempiere og-
gi un tal obbligo, e se l'anno 1800 manifestai in Aa-
cona al Feld Maresciallo Froelich una sola parte delle
jnie idee su questa invenzione, il contegno delle nostre
arti, e de' nosrri studj prescrive, che nulla a voi oc-
culti , e tanto più volentieri ora vi manifesti quello, che
hanno potuto produrre le mie lunghe meditazioni, quan-
do più è stato in me sensibile il dispiacere , che dopo
le prime esperienze fatte a Kovan (d) , Londra, e Pie-
le) Il Trattato di V. S. Ili ma sulla vera rettificazione del Cir-
colo , abbiamo ricevuto , il quale provando la di lei
solida , & perfetta scienxia dei calcoli Mathematici , gli
assicura da Noi, et dai nostri Professori , la vera stima
et cónsideratione . Cracovia 23 di Settembre 1814.
(ti) Avanti la Commissione della Marina in Ancona proposa
T Autore , che unendo alla Barca nna lunga pelle vuota,
e cucita, legando all'altra estremità un imbuto di legno,
o per non farlo conoscere, di vetro, poterà gallegiando
questo,, mentre .la Barca era sott'acqua, portarsi nella
intdtsuna, 0 l'aria, 0 la luce; metodo eseguito a R.Q3
troburgo questo mio ritrovato siasi quasi messo in di-
menticanza, nè alcun ingegno migliore abbia voluto su-
dare per attivarlo. E' questa l'infelice sorte di certi ri-
trovati, che indebolito quell'entusiasmo, con cui nel lo-
ro nascere si accolgono, presto poi si disprezzino, e si
trascurino, ossia perchè l'invidia rattenga di coltivare
l'altrui messe, per non partorire troppa gloria all'Au-
tore, ossia perchè l'inerzia si spaventi di travagliare do-
ve altri non potè giungere, ossia perchè l'altrui ambi-
zione sempre disprezzi quello che non è proprio; io
credo senz'altro indugio dovermi accingere a svelare la
mia nuova ideata navigazione. Se male mi apponga, q
nò , voi ne sarete i Giudici imparziali . Qualunque
poi sarà l'esito, mi recherò sempre a gloria aver vo-
luto giovare a miei simili; nulla occultando ad altrui
vantaggio avere aggiunti dei stimoli alla nazionale indu-
stria ; e tutta esponendo la nuova invenzione con since-
rità, ed esattezza, avere espresso in questi fogli il carat-
tere di un Italiano.
Qualunque Barca può camminare sott* acqua : qua-
lunque pezzo di artiglieria vi può agire senza perdita
della forza nella polvere da cannone: qualunque tempo
può ella starvi nascosta , ed immersa senza detrimento
dell'altrui respirazione; qualunque uomo può entrarvi,
e sortirne con i suoi effetti, e tutte quelle osservazioni
eseguire nel fondo del mare, che sogliono praticarsi in
terra ferma. E' utile al passaggio del Polo, e dell'E-
quatore, utile alla raccolta del Corallo, delle Perle,
dell'Ambra, e delle Merci, che vanno a fondo. Ucile
glia Pesca, ed alla Storia Naturale. Ucile alla rimonta
van sulla Senna , ma dall' Autore creduto imperfetto, per
ciò ne ha sostituito, altro migliore.
6
spedita delle correnti. Utile alle Osservazioni Astrono-
miche. E' abile qualunque Artista a costruirla. Ogni
Piloto vi sostiene la navigazione; la spesa non eccede
quella delle altre navi , ed allora non sarà questa una di
quelle invenzioni o difficili ad eseguirsi, o inutili alle
Società, dove fanno solo pompa d'ingegno. Ma tale, e
voi ben conoscerete , che da tutti potendosi mettere in
pratica , tutti ne raccoglieranno un vero , e sicura
profitto .
E' questo lo scheltro del mio ritrovato; tocca ora
alla Fisica di vestirlo, e dalle sue nuove scoperte illu-
strato, si renderà per tutti commodo, animatole pia-
cevole. Voi antichi, e moderni Filosofi siate testimoni
sulli miei passi, che le sole vie calcaranno dalle vostre
indefesse vigilie , dal vostro profondo ingegno conosciu-
te, spianate, e descritte. Parlo ad uomini in tali scienze
versatissimi , parlo ad uomini, che volentieri ne sento-
no a ragionare, parlo a voi miei Concittadini, che del-
la vostra presenza mi onorate, e voi col vostro favore
mi ajutarete ad innalzare questa nuova fabbrica, di cui
io sono Architetto.
Se la gravità specifica di un corpo è eguale alla
gravità specifica di un volume di acqua, il corpo rima-
ne immobile in qualunque luogo venga collocato; se la
gravità se ne accresce, esso discende a fondo, diminuita
questa, quello galleggia. Da ciò deduco, che dilatata
o ristretto il volume ad una Barca, facilmente passa dal
fondo del mare alla superficie. Quando si veleggia sopra
le acque egli è ben facile diminuire il volume. Così un
uomo, che si cinga intorno il legno sughero, non si af-
fonda; subico che se ne spoglia, il volume si diminui-
sce, e produce l'immersione. Ad una Barca carica di
-peso , il di cui volume superi il peso dell' acqua sotto
lo stesso volume, se le si leghino incorno grosse travi,
ella allora galleggia. Si taglino le funi, da cui sono, at-
taccati alla Birca que' legni , il volume subito si dimi-
nuisce, e la Barca con moto accelerato cala a fondo.
Questa discesa così violenta potrebbe portare la totale
rottura del Battello ; sarebbe dunque duopo ritornare ad
accrescere il volume, per risalire non solo alla superfi-
cie, ma per diminuire regolatamente l'urto della cadu-
ta, quanto sia prossimo un pencolo. Tutti però sanno
Ja forza, e pressione dei fluidi; quella dell'aria fu già
calcolata dal Sig. Torricelli; e sperimentata in Lerida
sopra due emisferj vuoti d'aria , che a disunirli non val-
se la forza di quattro cavalli. Questa medesima pressio-
ne io ho veduta, e provata nell'acqua, e tutte le mie
esperienze non mi hanno suggerito alcun mezzo per vin-
cerla. Fu allora che legai alla Barca de' sacchi di pelle
pieni di legno , e vidi , che quando questo si ritirava
dentro la Barca, siccome veniva a diminuirsi il di lei vo-
lume, essa s'immergeva nell'acqua. Questa esercitando
allora sulle pareti tutta la sua pressione , niun corpo e-
straneo poteva tornare ad introdursi entro i sacchi .
Tentai di riuscirvi con piccole, e grandi palle di piom-
bo , ma tutto fu inutile. Mi nacque la lusinga, che po-
tessi ottenere l'intento col mezzo di alcune vici, che
uscissero fuori dalla Barca, ed entrassero nel sacco, col-
la quale operazione accresciuto il volume , e sottratto
un piccolo peso dall'interno del battello era da sperarsi,
che questo sollecito ricomparisse sulle onde del mare.
Sebbene questo primo semplicissimo Meccanismo
soddisfacesse all'intento, pure vi ha degli altri mezzi
molti , che conducono anche meglio al fine proposto .
8
Variano le invenzioni, e le maniere di eseguirle, come
appunto variano gl' ingegni , ed in questi , ed in quelli
risplende pure la gloria del Signore , che spicca nella
mirabile varietà di tutte le opere sue. Ecco Egli un co-
lor verde stese sulla terra, e nella infinita diversità dell'
erbe sempre lo cangia. Nascono bellissimi fiori, e nelP
odore non si conformano. Conosce l'agricoltore i frutti,
e le biade dal lor sapore , mentre gli occhi ne contem-
plano la diversa figura. Se la modulazione, e la piuma
caratterizza le varie specie degli augelli, l'inflessione del-
la voce , e la fisonomia non è mai la medesima in tan-
ti milioni di uomini. Tutto è grande, e mirabile su que-
sta terra, perchè Voi, o Signore, ne siete il Creatore,
ed il Sovrano ! Così alla mente del pensatore Filosofo
per ottenere un solo intento molti mezzi si affollano, e
fermo sopra mille strade, che al suo ideato fine condu-
cono, ne prova ogni giorno contento « e pascolo. Dal
veder dunque, che P accrescimento del volume alterava
l'equilibrio tra l'acqua, ed il Battello conducendolo* a
piacimento nelP interno delle onde, mi si parò avanti
l'altro mezzo di ùv sì, eh© quello conservandoci me-
desimo volume potesse scendere col peso, che avessi au-
mentato. Lo aumentai, e tosto discesi, abbandono il
peso, e subito ricomparisce gallegiante in mezzo delP
Oceano la mia Barca . Ma le sponde sono troppo lungi
fuggite dalla mia vista, e per eseguire un'altra discesa,
non ho dove prendere un nuovo carico, lo poteva coti
lunghe funi unirmi ai primi grossi pesi , che già lasciai
nei fondo, ma quest' ajuto troppo ritardava il corso del*
la Barca, quantunque tai massi la potessero seguire , co-
me sogliono fare le bocce, o ruote di metallo. Si schie-
rò allora innanzi a miei occhi un'infinito numero di pe*
sci , e ponendo mente alla loro maniera di calare a fon-
do, e risalire in alco, mi divennero maestri, e condoc-
tieri nell' impresa . Osservò il Signor Redi avere essi una
vessica d'aria da lui chiamata Nuotato] o , la quale con-
tratta, e dilatata a piacere gli fa sorbire più, o meno
d'acqua, e per opera di questa vessica avviene ch'essi
scendano, o ritornino più, o meno veloci alla superfi-
cie, come lor piace. Costruito dunque un naviglio di
quella grandezza, e figura, che si creda più acconcia al
bisogno, nella Savorra A si pongano commestibili, ed
altri pesi occorrenti alla navigazione; il rimanente si di-
vida in due corridoj . Nel primo B sotto il cassaro sa-
ranno gli uomini, la porta, le fenestre , i remi, e l'ar-
gano per muovere la tromba. Nel secondo C entrerà a
piacimento l'acqua. Per la comunicazione del primo cor-
ridoio con la Savorra si costruisce a Poppa il tramez-
zo D. Un piede cubico di acqua del mare, secondo
l'esperienze Parigine, pesa libre 73. Il volume della
Barca facilmente si misura , rettificando la parte conves-
sa, o ellittica della medesima. Il peso della Savorra f
degli uomini, del legno si sottrae da un volume di ac-
qua eguale al naviglio . Quante libre si trovano nella dif-
ferenza, altrettante di acqua devono sempre introdursi
per la sua totale immersione. Si fissi dunque a poppa li-
na grossa chiave E, che aperta a piacimento sorgerà u-
na fonte, la quale in pochi momenti £1 colar a fondo.
Quanto riesce facile la discesa, altrettanto è sollecito an-
che il ritorno alla superficie . Fatto a Prora un tramez-
zo, od una Botte H, nella medesima si gitti , o con u-
la valvola s'introduca l'acqua. Volge allora il Piloto un
•occhetto, e si alza uno stantuffo, mosso quello in sen-
io contrario, questo si abbassa, perchè il rocchetto pren-
B
10
de i denti, che sono nell'asse dello stantuffo. La pres-
sione di esso chiude la valvola, e comprime l'acqua,
che fuor delia Barca è respinta. Il condotto F ha una
chiave, od una valvola, che si chiude terminata la pres-
sione . Il fondo del tramezzo H è necessario , che sia
più basso del corridojo, onde tutta l'acqua vi precipiti
facilmente .
Nel momento, che si eseguiranno queste operazio-
ni dall'alto ar basso , non dee trascurarsi il moto orizon-
tale del Battello. La colonna di acqua rigettata dalla pre-
sione dello stantuffo, con un condotto rintorto si fa bat-
tere sulla prora , allora il naviglio eh' è equilibrato nel fluido ,
corre velocemente, e col timone prende la direzione sta-
bilita. Questa corrente, che viene a formarsi dall'arte,
è già formata" dalla natura alle falde delle Alpi, e degli
Appenini ; origine di rapidi fiumi. Questa compresso il
ventre, la producono dalle narici le Balene, e i soffia-
tori Cetacei, e con essa sconvolte le arene, la vista an-
nebbiano ai loro nemici, e sicura prendono la ritirata.
Queste medesime correnti si vedono nel mezzo di laghi
amenissimi, che l'ornamento sono di questa Reatina
Tempe , le quali nate nel fondo, e trascorsi quaranta
palmi con rara maraviglia, alla superficie zampillano set-
te fonti. Or la prattica , e le diurne lezioni, che all'os-
servatore somministrarono i pesci, m'istruirono quanto
fossero utili le natatoje. Io presi a farle costruire con
una lastra finissima, ed ebbi 1* avvertimento di spingerle
avanti orizontalmente, e che il filo del remo segasse
l'acqua, si voltassero poi, e tutta la loro estensione, e
superficie premesse il fluido, quando si voleva, che la
Barca corresse. Come alla più facile rapidità contribuisce
la figura lunga, quale è quella de' pesci, così utilissimo
Il
è sempre in questi quel glutine , o materia viscosa , che
li circonda , per rigettare quando corrono la tenacità del
fluido , e già la Marina , ad immitazione dei Cetacei , ha
superato l'attrito della navigazione, calafatando con il
sevo i suoi vascelli. Per la facile articolazione poi del
Renio, o Timone s'inchiodino delle pelli alle diverse
aperture, legando l'altra estremità al legno, che agisce.
Quella emulazione, che si è ravvivata nel nostro secolo
di portare le arti alla maggiore eleganza , spinse i lette-
rati ad entrare nelle officine, e preso il linguaggio dei
manuali, ed idioti all' esame, ed alla esperienza torna-
rono nelle lor cammere. Forniti così di nuova luce,
maestri divennero nei mestieri. Dalle molte osservazioni
fatte dal Cav. di S. Real, e da altri, sulla perfetta con-
cia delle pelli, per renderle impenetrabili all'acqua, io
solo rammento quella di passarle sopra cilindri caldi, e
saturate di olio, di sevo, di resina tirarle sotto la tra-
fila, o batterle, e colla parte rovescia lambire il fluido.
Quando questo metodo non soddisfaccia si può ricorrere
all'altro, dì obbligar l'aria con un condotto, o campa-
na di legno, a fermarsi tra l'acqua, e la pelle, come
fra poco spiegherò parlando della porta d'ingresso.
Verrà forse un giorno, che la deficienza delle mie
cognizioni , spingerà gli altrui ingegni ad assidersi su
questo Battello, ed a tentare con una forza centrifuga
di calare a fondo . Questa forza è quella, che nelle co-
ste della Sicilia divide le acque, e con moti vorticosi
ingoja tutto ciò che s'incontra. Questa medesima nel
furor delle tempeste solleva le arene , e trasporta i crr-
pi duri, e pesanti alla superficie. Questa anima i turbi-
ni a schiantar gii alberi, e portar pesi in aria, come
l'artiglieria le bombe trasporta in alto per farle piombar
4 n
stille piazze. Volano gli augelli, e s'inalzano verso le
nubi con una linea più, o meno obbligua, perchè prò,*
ducon essi la forza centrifuga colle lor ali; se le ali
non hanno piuma, o sono ferme, l'augello non si può
sollevare; se perdono la forza, o si, ripiegan in aria un
momento, il corpo dell'animale subito diverge dalla li-
nea intrapresa. Per questo l'azione delle ali, quando si
precipitano da un'altezza è sempre diversa da quella,
con cui si sollevano dalla terra . Questa forza forma il
trastullo de' nostri fanciulli. Distesa essi una carta, o un
velo sopra sottili stecche, che cometa l'appellano, te-
nendola legata ad un lunghissimo filo, le communicano
correndo una velocità che. la solleva da terra , e verso
le stelle* si spinge. Dopo che l'uomo si sarà familiariz-
zato con un elemento, da cui ebbe origine, e dove pas-
sò, e visse nove mesi, conoscerà le vie più facili per
discendere ; se nel fondo esista un' attrazione per qual-
che corpo, che si ponesse alla superficie, se mai qual-
che pesce avesse una forza , ed una docilità eguale a
quella degli altri animali. La mente fervida dei nostri
Poeti legò le colombe , e i cigni al cocchio di Venere ,
le foche alla conchiglia di Nettuno. Conosco la vastità
delle scienze, e debbo confessare, che queste mie pri-
me invenzioni possono esser sempre migliorate, ed ac-
cresciute. Chi ha calcolate le opere del Signore? Chi
pose un termine a quella sapienza infinita? Tutti gli uo-
mini per quanto siano grandi, ed illuminati, non potran-
no giungere a comprenderla, e niuno segnerà sopra di
quella una, linea. Ecco dopo il giro di tanti secoli si
apre una nuova strada, dove può l'uomo liberamente
trascorrere, e navigando sott'acqua, tutti ivi gode quei
comodi, e quelli vantaggi, che un giorno già raccolse
Sulla superficie, e sulla terra; questo già vi proposi in
principio, e sono al momento di dimostrare.
Non fu il desiderio di conquiste, o il trionfo di
rostri navali quello, che mi stimolò a collocare nella
Birca anche l'artiglieria. Si tratta di portare l'uomo
al fondo del mare, e giù, qua, e là menarlo per un
elemento sconosciuto, e deserto, dove egli non può non
ricercare quegli comodi, quelle sicurezze , ed ajuti,
che gli porgerebbe la terra ferma . Assalito da Mo-
stri Marini, in faccia a smisurate Balene, un colpo di
artiglieria può liberarlo dai pericoli , e produrre insieme
la sua ricchezza. Un colpo d'artiglieria aprirà scogli,
ed in quelle ampie caverne penetrato , andrà vagando
con la sua Barca. Un simil colpo fia necessario anche
all'Architettura navale, per rimovere con facilità quegli
ostacoli , che giaciono nel fondo dei porti , e dei fiumi,
i quali dove la navigazione rallentano , e dove la sicu-
rezza ne sbandiscono. Da un colpo finalmente d'arti-
glieria si sarebbe ricevuto un sollecito segnale in terra
ferma. Segnale, che se bene non sia sonoro, come ac-
cade nell'aria libera, ma riesca a modo di profondo
muggito, pur tanto basta ad avvertire chi è fuori dell'
acqua, giacché tutci i suoni o di fiato, o di campane,
o di corde ivi producendosi giungono alle nostre orec-
chie alterati, e diminuiti. Caricato il cannone, o l'ob-
bizzo si dirigga come è in uso, e si appunti al condot-
to mobile M S . La palla nel primo uscire taglia il filo
P, e facendo così cader una lastra di metallo, porta
via lo stantuffo S, ed entra nel mare. La acqua all' istan-
te riempie il vano aperto; ma non potendo passare nel-
la Barca, per l'ostacolo della lastra P, precipita nel ca-
tino N; T equilibrio tra questo, e la valvola Q nel mo-
H
mento si toglie, e l'equilibrio tolto alza la valvola, e
l'acqua da se stessa si chiude l'ingresso. Fatto allora
più animoso l'Artigliere, solleva liberamente la prima
lastra , preme la seconda con uno stantuffo , che lascia
al luogo del primo; vuota il catino, unisce nuovamente
il filo, e tutto dispone per un secondo colpo.
Vide, ed esaminò il Galilei, che la discesa dei
corpi gravi succedeva sempre con moto accelerato, ed
il passaggio per un fluido più, o meno denso, quelle sue
leggi alterando non distruggeva. Per questa ragione dun-
que la palla del cannone, trascorrendo l'acqua, la sua
velocità perde, e diminuisce, lo però qui abitando vo-
levo tutti godere, e ritrarre i suoi vantaggi, senza om-
mettere , e trascurare quelli, che mi dava la terra fer-
ma. Esaminando l'esperienze del Signor Moralech, ogni
grano di polvere accesa dilata il suo volume come 4000.
Se molta è la polvere, e ristrettoli luogo dell'accensio-
ne, le pareti deboli facilmente crollano. Quanto più il
fluido è denso, tanto più l'effetto, eia forza della pal-
la, che lo trascorre si diminuisce, e rallenta. Ideò il
Dottore Francesco Daini in Toscana, che unito alla pol-
vere un quarto di calce viva, effetti maravigliosi avreb-
be prodotti; ma neppur tutto questo giova all'intento;
perchè quelli sarebbero stati sempre minori nell'acqua,
dove si vuole una preparazione a Jei propria, ed ivi so-
lo nascendo, ed ivi solo usata, renda alla palla tuttala
forza perduta, e che aveva nell'aria libera. Io veggo,
che sull'artiglieria l'accensione delia polvere perde una
parte della sua forza al calcio del cannone, producen-
done la rinculata, ed una parte nelle pareti con cui l'a-
ria dal focone sospinge, ed il focone presto si consu-
ma, e dilata. Contemplo le mine, e vedo che da tue*
ti i lati serpeggia l'orrore', l'urto, e lo scavamento . Get-
to uno sguardo sul petardo, e miro aperte, e rovescia-
te le porte; da tutto ciò concludo, che un decimo del-
la forza percuote la palla , e fuori dal cannone la spin-
ge . La densità dell'aria, è alla densità, dell'acqua, co-
me i: 30. Se dunque nell'aria segna la palla in un se-
condo v. g. 100 canne, e nell'acqua ne trascorresse so-
le dieci . Riunita tutta la forza della polvere contro la
palla, la stessa carica, che in terra ferma la trasportava
a cento canne, a cento canne ancor nell'acqua la farà
giungere. La Teoria dei fluidi ha già dimostrato, che
la loro pressione alle pareti è in ragion composta della
base nell'altezza. Un grano di polvere acceso si dilata,
come 4000 : chiusa dunque la carica in un cilindro di
vetro, o di latta, ed infiammato in mezzo ad un vaso
di acqua G , la pressione alle pareti sarà eguale alla ba-
se moltiplicata per tutti i grani, e per 4000. Così
questo fluido privo di elasticità porta in tutti i punti
una forza massima, eguale, e costante. Ritenuta in Ò
con leggero riparo l'acqua, ed ivi posta la palla, rice-
verà un urto, che tutta supera la densità nemica, e la
investe, ed abbatte.
Ma non è questa la sola operazione da farsi nelle
acque. Potrebbonsi ancora spinger fuori del Battello lun-
ghe aste di legno con uncini, strettamente avvinte ad
una pelle, come si è detto già dei remi, e così pren-
dere , e legare con funi i corpi estranei , che si vedes-
sero in fondo. Queste, ed altre operazioni sarebbero in-
complete, se non si stabilisce una comunicazione facile,
e regolare, tra i naviganti che sono nella Barca, e
sott'acqua, e gli altri corpi a lei vicini, o lontani.
Fissata, e quasi imposta una legge all'acqua, che
i6
dando passaggio ai corpi inanimati fuori della Barca get-
tati, o mossi, non trascorra oltre quel suo confine, se-
gnato e circoscritto dalle pareti ; avrebbe potuto V uomo
con le sue mani abbassando, e spingendo le valvole sor-
tire anch'esso, senza danno di quelli che lascia dentro.
Ma qual prò per lui tenere questa via, quando gl'inte-
ressi della pesca , le osservazioni , le corrispondenze , gli
accidenti della navigazione, l'utilità delle imprese, l'ob-
bligavano a sortire, ed entrare con i suoi effe c ti , e coq
le sue armi? Il suo bisogno dunque, ed il conseguimen-
to di tanti utili , e sì diversi oggetti , non meno, che
la maggior libertà del suo scettro, e la convenienza di
quell'impero, che Dio gli ha donato sopra del mare, ri-
chiedono io gli proponga un' altra scrada più comoda ,
più sicura, e più spaziosa. Costruita a Prora, e nell'in-
terno una lunga Campana di legno, o Galitta , si apra
la sua porta nel primo corridojo, e si chiuda con lina
pelle inchiodata sulle pareti Z, legata nel mezzo a gui-
sa di sacco. L'acqua di sotto entrando nella galitta,
l'aria comprime, e l'obbliga a ritirarsi verso la porta
d'ingresso. Quando le forze sono equilibrate, ogni mo-
vimento è sospeso. Si stenda allora, e si fermi sulla me-
tà dello spazio occupato dall'aria una nuova pelle, le-
gando l'altra estremità , come di sopra si è fatto. Il
Nuotatore entreto dalla Barca nella galitta , chiude /a
prima pelle, e fermo sopra piccioli, e piani sostegni,
quasi gradini fatti a quest'effetto, aperta, e snodata h
seconda, osserva il fondo, e con lance, o molle , od
uncini , prende ciò che gli piace, scenderà nell'acqua,
se gli fa duopo, nuota, e si ritira a piacere. Quando
ha risoluto di entrare nella Barca, deve prima chiudere
quella pelle, che tiene sotto i piedi, indi scioglierà l'ai-
17 .
tra, che colla Barca comunica. Da l'aria un passaggio
libero a tanti diversi oggetti, ma con una forza quasi
infinita, la sola acqua di là esclude, e respinge. Quan-
to è sensato in ogni altra cosa Vegezio nel suo libro
De re Militari, tanto credo ridicola, e chimerica l'idea,
che l'uomo potesse passeggiare il fondo dei fiumi, ve-
stito di rame, o di cuojo, con un tubo, quasi probo-
scide di Elefante , unito perpendicolarmente alla visiera
per una facile respirazione: ritrovato, a cui si oppone
la Meccanica, e la Chimica. Alcuni conosciuto Terro-
re , posero T uomo a sole sei braccia di profondità ,
duplicato, e reso comunicante il tubo, lo seguivano con
un mantice. Infastidito da questo rimedio, tornò altri
all'antica pratcica , ed una spugna inzuppata d'olio fece
stringere da denti del nuotatore.
Se dunque tutto è accomodato ai voleri , ed all' utile
dell'uomo quando esso gira sott' acqua , rimane a spie-
garsi .quello , che riguarda la visione entro la medesima*
Non può negarsi, che nel mare, e nell'acqua vi
sia la luce . Pose perciò il Creatore sulla fronte di tut-
ti i pesci gli occhi , quantunque loro abbia data una con-
formazione diversa da quella degli altri viventi , e pro-
pria di quell'elemento. Il Sig. Dott. Giovanni Battistini
Romano , Chirurgo in questa nostra antichissima Città
d' Italia , che alla severa pratica della professione , unisce
ancora i pregj della erudizione, e della storia, ne ha
presentata una accurata anatomica descrizione . E' l' oc-
chio del pesce privo di palbebra , di cui i viventi nell'
aria sono forniti per regolare, e moderare la luce. La
maggior quantità di umori bianchi dà loro l'iride aurea.
La pupilla ovalare dall'avanti indietro, si ravvisa quat-
tro volte più grande della umana; la cornea lucida me-
4
no compatta, ed In proporzione più grande di quella
dell'uomo. Egli ha tre muscoli retti, ed uno troclea-
tore, a differenza del nostro occhio , che ne ha quattro
retti, e due trocleatori, ovvero obliqui. La lente cristallina
finalmente è sferica, che in noi si trova piano conves-
sa. A queste osservazioni anatomiche I' ottica aggiunge ,
che i raggi della luce passando dall'aria in un fluido più
denso , sono rifratti , o sia cambiano la direzione , e si
avvicinano alla perpendicolare, effetto della composizio-
ne , e risoluzione delle forze. 11 pesce per vedere il So-
le, non si pone in quella retta, che parte dall'occhio
umano. Se T uomo, ed il pesce si guardano, uniscono
le visuali ad angolo sulla superficie del fluido. Ma quan-
do il filosofo si trova nel fondo del mare, e dal mare
riceve la luce, ed il mare osserva, i cannochiali, le
lenti, i specchi, i vetri piani aggirano con lo stesso ef-
fetto, e con la stessa direzione , come avviene nell'aria.
La luce però sarà minore, quanto maggior volume d'ac-
que si oppone al Sole. I raggi da quelle particelle acquee
si ricevono , e si riflettono , e se molte sono le niìes-
sioni della luce, dalla terra non vede l'uomo i corpi,
che giaciono in gran fondo. Per la direzione dell' arti-
glieria vi saranno delle piccole feritore con due cristal-
li . Prima di accendere il cannone si chiudono tutte le
fenestre tonde con una pelle, o tamburro , stringendo un
coperchio di legno con la vite, come si pratica nei
cannochiali, e per colpire nel segno non si dimentichi
la rifrazione della luce. I nuotatori poi fii bene, che
cm u cristallo piano difendano dall'acqua il bulbo dell'
OCChio .
Ecco dunque l'uomo in fondo al mare, ivi ha col-
locata già la sua abitazione , e vive libero con tutti
!9
quelli commodi necessarj alla vita . Circondato però dall'
acqua , dopo qualche giorno egli si sente nascere in se-
no il desiderio di* un' aria più elastica, e purgata. Aria
gridava il suo focolare, aria chiedono le sue provisioni.
All' istesso modo, che le tempeste, e le mai^e spesso
nelT acqua la ri nova no a salve/za de' pesci , così pure -a
vantaggio dell'uomo rinchiuso dentro- di un legno, nuo-
tante nel cupo seno del mare, sarà espediente -simile ri-
novazione. Al certo il pesce ristretto in un catino pre-
sto sen muore; e perchè ciò? perchè quello ha decom-
posta già l'aria, che ivi dentro si contiene, l'aria da
lui corrotta neli? acqua , se si aggiti , e si raccoglie, non
è respirabile da qualunque vivente. Pensarono alcuni di
rinovare co' ventilatori l'aria corrotta nelle navi, e ne-
gli spedali. Il celebre Sig. Morveau purificolla nelle
stalle collo spirito di vetriolo gettato sopra il sale co-
mune rovente . Il Sig. Halle) allorché volle visitare per
mezzo di una campana il fondo del mare, per dimorar-
vi più lungamente, vi portò co' barili l'aria comune»
Ora però il Filosofo compone, e decompone a suo pia-
cimento quegli elementi , che le antiche scuole riguar-
darono come il termine di tutte le loro ricerche, ed ha
trovato il mezzo di procacciarsi quando vuole, e secon-
do il bisogno , un' aria pura , e respirabile . Assiso per-
tanto nel suo Battello entro gl'abissi dell'Oceano, qua-
lora gli fa di mestieri, chiama, e tosto accorre la mo-
derna Fisica a produrgliela nuova, soave, salubre, a
suoi comodi, ed alla vita utile, e necessaria .Un quarto
di gaz ossigeno, tre di gaz azoto, nitrogeno, o mofe-
ta compongono l'aria atmosferica. La respirazione, e la
combustione, che svolge l'ossigeno, passa a formare
l'acido carbonico, e l' acqua . Nella natura la materia si
20
può unire, e disciògliere, ma non mai distuggersi, e
tutto fu espresso in quel verso da Ovidio : De nihilo ni-
hii, in nihilum nil posse reveni. Ottanta quattro parti
di ossigeno, sedici d'idrogeno, o gaz infiammabile com-
pongono T acqua . Quando Omero nel canto vigesimo
primo della Iliade ci descrisse l'impeto di Vulcano, cho
manda in fiamme il fiume Xanto
• • • ♦ « arroventata, incotta,
„ Fuma, e spuma, e gorgoglia, e bolle, e stride
„ L'onda in vapor già già si stempra, e fugge,
sembra che con questo mirabil tratto egti ci volesse dar
un idea della moderna Chimica, Coir acqua a suoi dì
accresceva il fabro il fuoco della sua fucina, come ora
ne sottrae l'idrogeno. All'ossigeno è sempre unito il
calorico, e la luce. II calorico mantiene, e porta i flui-
di allo stato di gaz. In tre modi si eccita il calore, o
sia il passaggio di quel fluido da un corpo all'altro ; con
la^ compressione ; con il fregamento; con il contatto di
un corpo in combustione , da cui per affinità il calore
si svolge. I fiumi, le fonti sono le ultime a gelarsi
dopo le acque stagnanti; dalle correnti visibilmente si
inalzano i vapori; dunque il moto nell'acqua eccita il
calore. Le sorgenti, le cadute, i fiumi purificano Fa-
ria, ed ecco perchè alle sponde si vedono sorgere tan-
te popolose Città. Abborrono queste i canali poco ve-
loci, o stagnanti, perchè si reputano allora le arie mal-
sane, e nocive. Fabbricata questa mia Patria, centro di
tutta Y Italia, sulle rive del Velino, per consiglio de' no-
stri Maggiori una rupe fu divisa, ed il fiume precipi-
tando da un'altezza di 186 palmi Romani, un'aria pu-
ra, ed un Iride sempre bella segna in Cielo, e quagli
©ssidi si producono, che il nome gU diedero delie Mar--
21
more . : Una macchina funiculare io dunque giro nella mia
Barca, e l'acqua rinchiusa, e battuta entro doppie tele
di crino, che la ricoprono, non sorte, che attenuata,
ed in vapore . Il gaz nitrogeno in quelle pareti non si
- distrugge, anzi essendo più leggero dell ossigeno a que
sro si unisce, e l'aria atmosferica si riproduce. QuelF
acqua, che nasce dalla respirazione, o sia piccola com-
bustione, quelle parti, che non sono attenuate dal moto
della machina funiculare, e dall'attrito, ricadono sempre
nel secondo corridoio , dove sortirono.
Eccomi giunto a quella meta, che forse con trop-
po ardimento mi prefissi. Dormivate voi sopra i vostri
vascelli, godendovi una perfetta calma; io ne presi il
governo, e spezzate le porte, che alla superficie di
quelle onde si chiudevano dallo spavento, entrammo
nelle acque, e tutti varcati quelli profondi abissi, sa-
ni, e salvi vi ricondussi a vedere il Cielo. I vostri can-
noni riverberarono i loro lampi nel mezzo de' pesci , e
su questi stendeste la forza dell'artiglieria, che l'acqua
seppe ivi aumentare ad altrui vantaggio. Le tenebre, e
la prigione non soffriste sott'acqua. Essa al liminare
della porta si stette immobile, e voi ne poteste entrare,
e sortire. Trasmise la luce per le fenestre; sostenne il
vostro focolare, e la vostra vita, quando l'ossigeno vi
abbandonava .
Mentre io ragionava dell'invenzione, voi calcaste
veloci i passi per raccogliere i suoi frutti, lo vidi, e
fin d'allora si andarono ricreando i miei sudori, nè ora
posso fare a meno di non seguirvi da lungi , dimostran-
do, come proposi, i suoi veri vantaggi. Opere mirabili
pose Iddio nelle acque; opere mirabili vi edificò la suc-
cessione de' secoli* opere mirabili si possono con l'in-
#2
dUstria produrre,. Questo a me sembra volesse additarci
la. Genesi, quando la Sapienza Divina incominciato il
lavoro dell' universo ,. si raggirava, come un venticello
piacevole sul la loro, superficie . Due giorni Iddio volle
impiegate intoimò alle acque , e nel quinto cornò sulle
ncque medesime a crearvi i pesci , ed i smisurati ceta-
cei ; Crea vìi Cete grandia . Vediamo dunque con questa
Barca le opere grandi dal nostro Creatore poste nel ma-
re , e nel cielo ,
Fu sempre pericoloso il passaggio dell'Equatore nel-
la navigazione del mare Indico per le grandi correnti,
the sono fra 1' isole Maldive, per i venti Meridion di ,
che infestano la costa, per i cocenti raggi del Sole,
che l'acqua, e le provisioni imputridiscono nei vascel-
li, e tutto contribuisce ad abbreviare la vita a . quei mi-»
seri popoli della Guinea , nome Indiano, che caldo e sec~
co significa. Le piogge, e quello, che dicesi tra loro
Inverno incomincia in Aprile, e termina in Settembre.
Allora la mia Barca potrà inoltrarsi con più piacere noi
fondo di que' laghi, fiumi, e mari incogniti, pericolo-
si, e molesti. Difesa dalla mole delle acque, che la
circondano, e quasi densa nube la coprono, non risente
punto il fastidio, ed i danni degli eccessivi calori. Si
credè utilissimo il tragitto all'Indie per l'Oceano Setten-
trionale. Il desiderio di conoscere quelle vie spinse i
viaggiesori tra i mari della Groenlandia,, ma al 8omo
di latitudine morirono di freddo. Navigò il Cabolta> per
i mari dell' America, e giunto al Ó71110 di latitudine,
dalle moli enormi di ghiaccio fu respinto indietro . Sono
questi geli però superficiali ., e come molti vogliono,, al-
le sole vicinanze della terra ferini , e dei fiumi, e do^
ve . le acque hanno meno salsedine . Vivono allora i .p^
sci nel fondo, ed ivi trovano un clima temperatissimo:
per questo menano essi una lunga vita, non risentendo
in quel fluido i cambiamenti improvisi delle stagioni.
Si pretende , che alcuni Olandesi evitando i ghiacci av-
vicinati al polo , trovassero un mare placido , e tranquil-
lo. Al polo dunque senza detrimento, e; timore del
freddo potrà giungere la mia Barca . :
Or se questo Battello nascondendosi nelle acque,
trova al L^olo il caldo, e all'Equatore il freddo, ognun
vede, che sono rimossi i maggiori ostacoli alle sue
ricerche, e potrà senza pericolo portarle in que' mari
incogniti per la conquista specialmente delle perle, e
dei coralli. Esistono nel fondo del mare scogli, e ca-
verne, dove i polipi fissano il corallo, rimanendo que-
sto sempre capovolto, e con i ramoscelli uniti ad un
ceppo, fissato superiormente alla pietra. Questa osser-
vazione costrinse i pescatori ad involgere del canape
rozzo intorno ad un legno, che gittandolo a fondo cer-
cano d'invilupparvi il corallo, e trarlo fuori a viva for-
za. Non si vede il luogo dove si produce, non se ne
conosce ia qualità , molto se ne perde nell' estrarlo , e
così spesso inutilmente s'impiega il- tempo , la spesa , e
l'industria, ed ecco i pescatori costretti a gettarsi a
nuoto per rinvenirlo, e raccoglierlo, quando ò rotto , e
calato a fondo, come appunto usano ne' nostri vicini ma-
ri della Sardegna, e della Barberia . Questi nuotatori det-
ti Palombari , o Marangoni, estraggano pure dal . fondo
del mare le perle racchiuse entro le ostriche , ed , unite-
agli scogli. Corrono velocemente, e tutto radunano in
due minuti, eh' è quel breve spazio di tempo, in cui
il lungo esercizio ha permesso loro di potere sospende-
re la respirazione. Per fare più sollecita la discesa si get-
tano nell'acqua legati a grossi pesi, ed obbligati dalla
necessità di respirare, debbono loro malgrado lasciare
nel fondo mucchi di ostriche, che non riesce loro di
racchiudere nei grembiale. Uno stato così violento, non
permette di entrare nell'acqua più di sette volte il gior-
no, gli uni sempre succedono agli altri, e si sa che u-
na tale pesca quando il Sole già comincia a declinare
si sospendere finisce. Così si perde il tempo, si mol-
tiplicano le spese, ed i pericoli: pericoli nel cadere so-
pra scogli; pericoli nella respirazione che msnca , e ne*
deliquj , che succedono; perìcoli negli incontri de' ti-
buroni , e pesci antropofaghi, che gli uomini intieri di-
vorano, come costa da tanti esempi, che se ne videro
terribilissimi. A sì caro prezzo dunque fomenta l'uomo
la sua ambizione, e và in cerca di ornamenti, che ii
valore acquistano dai pericoli ? Chi crede l'ambra gialla
un bitume indurato nel fondo: Chi l'ambra griggia un
alimento della Balena. Le sole tempeste son quelle, che
gettano sulle rive questi prodotti ai Mercatanti. La mia
Barca percorre il fondo del mare, e vede il corallo ,
vede le ostriche, l'ambra, e con una lancia fuora so-
spinta, tutto può raccogliere, e riporre in un cesto, o
in una rete, che porti a tal uopo. Così ritira le merci,
che spesso l'urto ne' scogli, le tempeste, i banchi di
arena, le correnti involano anche agli esperti piloti, e
la rovina producono de' commercianti. Così alla luce ri-
torna tutto ciò , che da più remoti tejupi giace sepolta
ne' mari, neMaghiv nb'grandi fiumi, i
Da questi preziosi oggetti io passo alle pesche»
Voi già conoscete qual alimento buono, salubre ci pre-
sentano i pesci; sono essi la rendita di molte famiglie,
Ja ricchezza dei Stati , la. felicità dei, popoli . Pur in ai-
cune remote, e finora Impervie partì questa numerosa
razza di viventi vassene vagando libera da quell'impero
che Dio diede all' uomo sopra tutti quanti sono i pe-
sci: Omnes pisces maris manui vestite traditi sunt (Gen.
9. 3.). Or girando questi armato dentro le acque, tut-
to vede in quel fluido, si scontra co' pesci , gi' insegui-
sce, gli spinge, dove esso vuole, gli aspetta agli agua-
ti, gli trova ne' nascondigli , gli affronta con ardire, e
fa loro tutta provare la potenza del suo dominio. Affin-
chè le pesche siano più abbondanti, e sicure, e quelP
•infinito numero di viventi si raduni , e si raccolga, ac-
cenderà egli un grosso fanale, e con cristalli riflessi ri-
verberando la luce si fermerà nel fondo del mare ; eoa
altra Barca da lungi fatto strepito in giro, o con il
cannone, o con percosse, metterà in fuga quel pauro-
sissimo gregge, che incontro alla luce si affolla , e ne
rimane abbarbagliato. Allor dall'alto gettate le reti si
ottiene una pesca più sollecita, più abbondante, e sicu-
ra. Non rammento qui i vantaggi , che l'uomo con tal
mezzo può ritrarre da certe determinate pesche, quali
sono quelle delle Aringhe, e de' Tonni , e quelle delle Por-
pore , de' Baccini , e de' Murici , conchiglie, onde si ca-
va quel fiammeggiante colore, di cui si tingevano una
volta i manti degl'Imperatori, e dei Re ; e quelle final-
mente delle spugne, e delle coralline, che sono pur di
tanto uso appresso gli uomini.
Un altro spettacolo ora mi chiama, che certamen-
te tutta merita la nostra attenzione. Parlo delle tante
ppere mirabili , eh' essendo sparse per eritro al vasto
Oceano, la profondità delle acque ce ne contende la
vista; opere, di cui la Storia Naturale da gran tempo
sospira arricchirsene.
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Fuggiva il profeta Giona su di una Nave, verso
Tarso , quando solievossi una fiera tempesta che minac-
ciava imminente naufragio. Conosciuta la sua reità, chie-
se di essere gittato in mare. Iddio, che lo aveva de-
stinato alla salvezza dei Niniviti, lo fece ingojare da
uno smisurato pe6ce, che trascorrendo velocemente in
tre giorni, e tre notti tutto il Mediterraneo, lo vomitò
finalmente alle spiagge dell'Africa. Si stava chiuso il
santo Profeta nel ventre di quel mostro marino, qua-
si in un Battello., e ravvivata la sua fede, un cantico
vi compose, e si udì la prima volta per quelle vie pro-
fonde la voce dell' uomo, ch'esalta la gloria del Si-
gnore . Ivi egli descrisse le correnti , che trovò nel fon-
do, il moto vorticoso delle acque, l'estensione di quel
abisso, T altezza dei monti, che lo ricoprono, e lo a-
dornanp, da lui già trascorsi, gli scogli per i quali era
passato ad extrema montium descendi , terne ve&es condii*
serunt me ( 2. 7. ). 11 Signore Iddio, che rapì l'Apo-
stolo al terzo Cielo, e tutta inebriò l'anima di questa
yaso di elezione delle sue dolcezze, non gli volle na-
scondere le opere mirabili , che sono nel fondo del ma-
re, e per questo ivi lo conservò prodigiosamente un
giorno, ed una notte noéle , & die in prof andò maris
fui ( 2 Cor. 11 25 ). Insegnò l'Arcangelo Raffaele al
piccolo Tobia il mezzo facile per prendere sul Tigri
un gran pesce, e come nei pesci, e sotto delle acque
vi sono rimedj utili alla nostra salute. E' il mare una
vasta regione popolata d'animali, d'una gran parte dei
quaii s'ignora la durata, il genio, l'indole, le qualità,
la figura . Qui , come le api i loro alveari , così vi for-
mano i polipi le coralline, e 53 specie finora se ne nu-
merano. Qui in mezzo di questo elemento si vedono
pullulare dalle acque delle erbe, come le vide il Colom-
bo , che ne rimase sorpreso . Qui si ammirano a notte
buja improvisi splendori, ch'escono fuori dalle onde a
rischiarar le tenebre, come intorno all'Isole Maldive le
ammirò il Capitano Mannavilette . Altri vi travide in
fondo de' vegetabili ; altri dal rilevare delle incrostature
metalliche sopra bellissime piante marine conchiuse, che
vi esìstano delle miniere. Altri pretendono, che vi si
producano anche i marmi . Alcuni poi dalle ambre , e
dalle pomici, che vedonsi sovente galleggiare, ha con-
getturato esservi de' bitumi. Niuno fin qui ha potuto
spiegare, donde abbiano origine le arene colorate , che
traspajono da alcuni fondi, e che han dato il nome a
varj golfi, Tutte queste son parti , che mancano alla
Storia Naturale . Entrando ora il filosofo in que' profon-
di gorghi, tornerà sulla terra con nuove cognizioni, e
perfezionerà questa parte di fisica , dove è mancante,
oscura , e spesso ipotetica , e favolosa . Inoltre sono le
correnti nel mare quelle, che arrestano il piloto, o tut-
ta gli frastornano la sua direzione ; variano a diverse
altezze , nè 1' origine se ne conosce , ne i tristi effetti
può prevedere, o rimediare un nocchiero inesperto. La
mia Barca, che tutto ravvisa da vicino , riferirà , se ciò
deriva dagli angusti meati delle montagne marine, dai
banchi di arena, dai venti, e dall'attrazione, di cui pur
troppo si abusa, e che spesso serve a spiegare fenome-
ni contradittorj . La cognizione esatta delle torrenti, ol-
tre il gran lume , che sparge sulla marina , giova a da*«
re alla mia Barca quella velocità, che le imprimerebbe-
ro i venti, ed essa può rinvenirle favorevoli a diverse
altezze , come anche subito abbandonarle se alla sua di-
rezione fossero contrarie.
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Ma è tempo che vi spieghi quanto questa giovi
alla spedita rimonta de' fiumi. Bagnano questi , ed insie-
me adornano popolose Città, e tutte legano le Provin-
cie di uno Stato. La facile rimonta delle Barche sem-
pre impediscono; e così la sollecitudine , e speditezza
del commercio tanto vieppiù si ritarda, quanto è gran-
de la velocità di qudli, perchè la retrocessione si ren-
de allora assai più difficile, benché una tal difficoltà non
sarebbe insormontabile. Una mia invenzione semplicissi-
ma è riuscita di sommo vantaggio senza usare le chiu-
se, ed altri mezzi dispendiosi, e lunghi ch'esistevano
nell'Idraulica. Ma questo non è il luogo per insegnare
il modo di rendere navigabile, e placido qualunque ca-
nale velocissimo. Se per ' la rimonta dei fiumi si ricer-
cano ora venti favorevoli, funi legate a Cavalli, o Bu-
fali, potrà il mio Battello con la sua forza, e con il
suo meccanismo ritornare al luogo d'onde partì: e po-
tendo in tal modo commodamente osservare il fondo
de' fiumi, e tutte le meraviglie, che ivi la natura ha
prodotte, e gli oggetti più preziosi estrarre, che o la
violenza, o la barbarie degli uomini vi avrà dispersi;
viene ad acquistare un maggior diritto alla benemerenza
della umana Società, e così ad una parte essenzialissima
avrò corrisposto, come già mi prefissi sin dal principio.
La velocità delle acque nel fondo de' fiumi è mi-
nore di quella, che si scorge a qualche distanza, come
la medesima nella superficie, dal mezzo và sempre de-
crescendo sino alle sponde. Calato a fondo con la mia
Barca, io procuro di rompere con un vortice quella
corrente, che le contrasta. Apro a quest'effetto la chia-
ve del condotto ritorto, che di un palmo circa si sten-
de oltre la poppa ; accresco nell'istesso tempo la pres-
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slone dell'argano, ed esce a Prora una corrente eguale,
o maggiore di quella del fiume . Posto in questo stato
il naviglio, un migliore effetto risente dalla remigazio-
ne. Per meglio poi esaminare la velocità de' fiumi, e
tutta possederne la teoria tuttora oscura, sembra poter-
si alla ventola inventata dal Ximenes, e da altri, sosti-
tuire con più vantaggio il mio Battello, Nel momento
che scende a basso si apra un foro , e si calcoli in
tutti i punti la pressione, e la velocità delle acque,
da cui si deduce quella de' fiumi. Si spiegheranno allo-
ra i fenomeni , che questi presentano , quando corrono
solita rj, o riuniti, o diramati, perchè se si duplicano,
o diminuiscono le acque, non si duplica, o diminuisce
la loro sezione .
Resta finalmente a conoscere i vantaggi , che da
questa invenzione ricava l'Astronomia. Disputava Giob*
be con i suoi tre amici intorno alle opere grandi della
potenza, e sapienza di Dio; quando tra il fragore di
sonoro turbine uscì fuori la voce dell' Onnipotente , che
così si fece ad interrogarlo: Sei tu entrato nel sen pro-
fondo del mare, e per que'cupi, e nuovi sentieri ti sei
aggirato? hai tu considerata attento l'ampiezza della ter-
ra? Queste arcane parole, semai non mi appongo, faan
conoscere, che se Giobbe avesse penetrato, e trascorse
le profonde vie del mare, avrebbe pure ravvisata facil-
mente la latitudine della terra. Ma nè desso, nè alcun
altro aveva a quei dì camminato sotto delle acque, e
se il Popolo Ebreo attraversò il Mare Rosso, inseguito
da' suoi nemici, tra la fretta della sua fuga non potè
vagare a suo piacimento fuori di quel sentiero , che
l'Onnipotente gli aveva segnato in mezzo alle acque,
e internarsi dove lo avessero chiamato le osservazioni •
D 3
3°
Ma come si potrà sapere la vera ed esatta latitudine e
longitudine della terra camminando sotto del mare? La
misura della terra si raccoglie, quando si ha cognizione
della sua figura ; e la sua figura , io dico , che non si
potrà meglio riconoscere , che colla nuova proposta na-
vigazione. Si desterà in voi meraviglia a sentire, che
nel mentre mi sprofondo negli abissi delle acque, e
nascondendomi al Cielo, mi tolgo il piacere di contem-
plarlo co' miei cannochiali , pur ciò non ostante sulla
mia Barca assisa 1' Astronomia si pone a spiegare eoa
ogni esattezza le orbite dei Pianeti, i Meridiani, la fi-
gura della terra, le attrazioni, e tutti i fenomeni, che
spesso confondqno le sue teorie. Ma cesseranno i vostri
Stupori , se porrete mente a quanto sono per dirvi . Ha
il mare, come ho già dimostrato , aperte tutte le sue vie
al mio Battello, e da esso già superati tutti gl'ostaco-
li, che potevano impedirgli il cammino libero; trascorre
a suo piacimento in qualunque parte, in qualunque re^
gione, in qualunque clima. Ora se un'Osservatore con
questo mezzo giungesse al Polo, ivi subito conosce,
quale sia la gravità dei corpi, quale il prolungamento
del pendolo, quale il suo zenit. Ravvisa, se da questo
la Stella Polare è lontana, come credono, due gradi, e
se il flusso del mare è ivi sempre costante per effetto
della moderna Teoria. Passando all'Equatore, determi*
na il raggio della terra ; torna a rivedere lo zenit del
Polo, da cui con varj metodi da me già esposti nella
prima , e seconda parte giungerà a. conoscere Tasse mi-
nore, le orbite dei Pianeti, la figura della terra. Que-
sta desiderò di ravvisare la Francia, e valente quaì era
per ricchezze e per uomini letterati, spedì de la Con.
damine all'Equatore, e Maupertuis a Tordeo in Svezia,
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e misurato un grado terrestre, si vide minimo all' Equa-
tore, maggiore in Francia , massimo vicino al Polo. Co-
sì stabilita felicemente la figura del nostro Pianeta, alla*
Teorìa corrispondeva con esattezza la pratica. Fu mi-
surato un grado in Italia, e si trovò minore di quello
dell'Equatore. Sbigottite le scuole, consultarono con im-
pegno r affare, e fu ordinato non esservi altro rimedio
per sanar subito un tal male, che ricorrere alia solita
panacea dell'attrazione. Misero in scena montagne, le
quali attraessero i pendoli, come se all'Equatore, o al
Polo non esistessero che pianure. E' un'oggetto neces-
sarissimo nell'Astronomia, nella Geografia , e nella Na-
vigazione rinvenire le longitudini, ed i Meridiani. Si di-
sputò vivamente, quale dovesse essere il primo Meridia-
no, da cui desumere le longitudini, e per terminare la
questione Luigi XIII con un decreto prescrisse alla Fran-
cia quello, che passa nella estremità dell'Isola del fer-
ro, la più occidentale delle Canarie. Siccome tutti i Me-
ridiani si uniscono al Polo , così un Osservatore qui li
determina, se gli riesce di precisarli con i segni, e con
te stelle che sono in Cielo . Allora si conoscerà se 1&
calamita si rivolge al Polo per un effetto del calorico ,
ò pure dell'attrazione. Alcuni Filosofi, che di tutta
parlano, e niente meditano, collocarono al Polo mon-
tagne di ferro, e con quest'atto arbitrario della loro
immaginazione credettero di togliersi da ogni impaccio,
applicando l'attrazione, come certi Medici ignoranti u-
sano la panacea in quei mali, che non conoscono. Un
tubo di ferro rovente posto avanti la calamita collo-
cata nella bussola, sarà sempre più caldo a Mezzoggior-
no, che a Tramontana; dunque il calorico dovendosi
mettere in equilibrio, produce sempre una corrente da
Mezzoggiornp a Tramontana, la quale seconda , e sie-
gue la calamita, perchè l'ago calamitato non racchiude
nelle sue estremità lo stesso calore. Ma dove trascorro?
Già conoscevano i filosofi quanto di forza perde l'An-
guilla, detta torpedine della Cajenna , quando si avvici-
na alla calamita; dunque anche sotto dell'acqua agisce,
e questa sarà la scorta, e la regola del nocchiere, che
naviga ricoperto dal mare.
Questi sono i vantaggi dell'invenzione; molti ne
aggiungerà la successione dei secoli , e l'ingegno altrui^
tutto però sarebbe forse inutile, ed ipotetico, se chiaro
non apparisse quello, che forma la base solida delle
scoperte da me già stabilito sul primo, quando dissi,
che sarà abile qualunque artista a costruirla ; e voi già
lo avete veduto nella semplicità del meccanismo. Qua-
lunque piloto, aggiunsi ancora, può regolare la naviga-
zione , ed eccomi alle prove .
Era il cocchio di Nettuno .tirato da Balene, e Vi-
telli Marini , quasiché tali pesci alla fatica adattar si po-
tessero. Se il mio Battello non riceve ajuto dal vento,
camminerà a seconda delle correnti ch'esìstono a diver-
se altezze, e quando quelle gli sono contrarie , facilmen-
te le scansa, passando a trovarne delle favorevoli al suo
corso, e spesso senza divergere dalla sua verticale. Spie-
ga in oggi il piloto le sue vele, ed ecco da maree, e
da correnti è impedito, o da venti contrarj respinto, o
dal furore delle tempeste abbattuto, o finalmente per
la somma dirficoltà di calcolare le longitudini , e le di*
stanze, in mezzo al suo corso si trova smarrito, e quia-
di ogni cambiamento di aria, di flutti, di posizione lo
riempie d'inquietezza, di timore, e di affanno. Solo il
mio naviglio dimora placidamente, come i grandi pesci
.TOT-
nelle regioni più basse delle acque, quando Borea im-
perversa, e sconvolge la superficie; nota quivi i pro-
montori, e le valli che vi sono, e li stabilisce come tan-
ti segni, e regole de' suoi viaggi. Anzi molto meglio
che non si fece quando fu scandagliato il Mediterraneo,
e trovossi la massima profondità all'Isola di Malta può
esaminarne, e circoscriverne le parti, e formarne anco-
ra una tavola topografica , dove si descrivano i monti,
le valli, i scogli, i seni, le varie correnti, le sabbie
diverse, ed altre cose rimarcabili, assegnando ad esso
de* nuovi vocaboli, come già l'ottica gli affisse alle co-
stellazioni del Firmamento. Con tal mezzo trovandosi
una flotta in alto mare, senza ricorrere alla longitudine,
o alla calamita, o ad altre osservazioni, mandato a fon-
do il Battello potrà quivi rilevare la sua posizione > e
quasi il suo nadir.
Vengo all'ultima parte, che riguarda ti economia
della costruzione , e qui credo di non dover fare molte
parole per dimostrarvela . Basta gettare un'occhiata al
meccanismo, che non può esser più semplice. Bas^a os-
servare, che a differenza delle altre Barche il mio Bat-
tello galleggia, come già l'Arca di Noè, senza cordag-
gi , senz'alberi, senza vele, senza gomene, e senz'an-
core, per conchiudere che la sua spesa debb' essere mol-
to minore, che non è quella degli altri legni, che in
oggi si lanciano in mare . Qualora poi si voglia usar di
quello anche per correre la superficie delle acque, è
necessario, come ognun vede, aggiungergli l'albero mae-
stro; ma fa d'uopo, che questo sia diviso da cima a
fondo, ed unito con cerchi di ferro, affinchè quando si
vuole entrare in acqui calati a basso i cerchi si apra
V albero, e 1' una parte cada a destra, l'altra a sinistra
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sul cassaro, onde non gli sia d' impedimento nel cam-
mino, che vorrà fare. Altro qui non aggiungo; ed il
poco, che ne dissi, sembra sufficiente all'esaurimento
della materia; onde farò fine, e bastami d'avere appa-
gato l' ardentissimo desiderio , che giorno , e nòtte io nu-
triva, di potere giovare altrui con le mie fatiche. Non
so qual esito esse avranno: Se per mio difetto non
sortissero il bramato intento, voi giudicarete di quelle,
come un giorno scriveva Sallustio: Qu<e homines arant ,
navigane tfdìjìcant virimi omnia parant , e certo la virtù
è prezzo a se stessa : Ipsa sibi virtus merces gratissima ,
Orat.); ed è prezzo sì grande, che al suo confronto
vengono meno tutte le dovizie mondane , quante mai
sono. Con quella sincerità dunque, con cui vi ho tutte
comunicate le mie lunghe meditazioni, con quella me-
desima industria potete tutto perfezionare, e trarne pro-
fitto. Allora le maraviglie del Cielo contemplando, le
vie dei mare indagando con tutto quello , che in esso
si contiene , conoscerete , quanto his Creator omnium spc-
ciosor est ( Sap. 13 ), e l'anima nostra penetrata da
tali bellezze, se ne formerà il suo pascolo, e la sua oc-
cupazione, che sola è degna d'un Cristiano filosofo.
FINE
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